Un’immagine vale più di mille parole

Non ho molta voglia di scrivere da qualche mese a questa parte (si era notato per caso?), sarà che quando mi capita di avere una pagina bianca davanti è quella della tesi (che rimane sempre di quel colore anche dopo un paio d’ore che la osservo!).
Comunque la vita berlinese continua e per regalarvene alcuni assaggi ecco un’immagine.
Ah, la bellezza di ospitare presto amiche italiane che hanno vissuto in Spagna in quel di Berlino…

Immagine

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Il modello tedesco : vivo davvero nel Paese di Bengodi?

Torno a scrivere dopo settimane di silenzio; da bravo pigro che sono, senza volerlo, ho trascurato il blog, ché tanto voglio dire… non credo che qualcuno abbia refreshato costantemente questa pagina in attesa di qualcosa di nuovo dal fronte occidentale.
Oggi torno su queste pagine, colto dalla rabbia – o forse da una sana voglia di mettere i puntini sulle i – dopo aver visto un servizio di La7 sul cosiddetto “ modello tedesco “ e la vita a Berlino, il classico montato televisivo del nostro paese con cui si presenta all’italiano medio la Germania come il paese della cuccagna.

Una mia amica ha postato il video sulla mia bacheca di Facebook, pensando a me quale “cervello in fuga” (pensate quali parametri distorti abbia questa ragazza!) che vive den deutsche Traum (versione moderna dell’American Dream, con contorno di crauti invece che patatine fritte) qui nella capitale tedesca.

Il servizio descrive Berlin come una sorta di paradiso: si analizza il fenomeno – tutto crucco, assolutamente vero! – delle giovani famiglie, si intervistano italiani che hanno un impiego regolare, si parla anche dei tanto famosi assegni di disoccupazione, di primo e secondo livello, che spettano a tutti i disoccupati domiciliati qui.

A sentir parlare gli intervistati ed a vedere il servizio, il tipico italiano potrebbe facilmente pensare al modello tedesco di welfare come alla formula aurea, da cui tutto il bene del mondo deriva e trae forza. La favola di questa enorme città piena di vita, in cui la gente non ha la macchina e gira in tram e bicicletta pagando case 500 euro al mese potrebbe affascinare anche il più disincantato italiano che, nella nullafacenza della domenica, scopre il video sul sito di La7. Ma quanto è vero e quanto no?

Io sono convinto che non tutto sia proprio come nel paese degli gnometti Loacker…

Modello tedesco : tra il dire ed il fare

Modello tedesco : il famoso JobcenterI primi italiani che incontriamo nel servizio si aggirano per il quartiere di Kreuzberg, proprio in Kottbusser Tor, a pochi passi da casa mia e dalla sede della società per cui lavoro. La grande ferrovia sopraelevata della U1 fa da sfondo per l’inizio dell’intervista, che poi continua in uno dei tanti pub dell'(ex) quartiere degli artisti, uno dei più famosi della capitale alemanna.

Si parla di contratti di lavoro fissi, di gente che ce l’ha fatta e guarda i connazionali che ancora non hanno lasciato il Bel Paese con quella maschera di vittoria sul volto che non potrebbe non provocare l’invidia nei ragazzi che, a Roma e Milano, sognano un contratto da precario almeno per pagarsi le 4 uscite in croce con gli amici.

Non vi sono bugie nelle parole dei miei co-esuli, eppure basterebbe così poco, anche solo un sei mesi di vita qui, per capire che il paradiso promesso dalle loro parole è solo… una promessa che non può essere esaudita, almeno non per tutti.

La verità è che in Germania si ha un concetto di lavoro/vita che è molto diverso da quello a cui noi siamo abituati: è un qualcosa che ha a che fare col modo di vivere la vita che i tedeschi – ma soprattutto i berlinesi – fanno loro sin dalla più tenera età, o almeno dal momento in cui si recano al Bürgeramt per fare l’Anmeldung nella Hauptstadt.

Il vero modello tedesco, quello che gli italiani tentano di scimmiottare con leggi che non hanno il benché minimo senso se non lette nel contesto, è a dire il vero abbastanza semplice: lavorare per avere quanto basta per godersi la giornata e la vita. Questo concetto sembra abbastanza semplice, eppure è lontano anni luce dal modo in cui siamo abituati a vivere in Italia.

Intere famiglie italiane – uso appositamente la parola famiglia, visto quanto sembra essere importante questo concetto in Italia, ché noi si sa siamo ipocriti come il serpente che tentò Eva con la mela del peccato – vivono la loro settimana completamente alienati: dal lunedì al venerdì i genitori si spaccano la schiena a lavoro, tornando a casa tardi la sera, scambiando due parole a tavola con i figli ed attendendo con ansia il week-end per sbrigare le faccende di casa arretrate. Tra un paio di lavatrici, un’oculata spesa nei supermarket che presentano offerte e la sapiente preparazione di manicaretti per l’intera settimana, il sabato e la domenica si consumano così. Verrebbe da chiedersi se la famiglia non sia questo: vivere sotto lo stesso tetto, dipendere – se si è giovani o anziani – dagli adulti ed incontrarsi tra i corridoi di una casa comprata con sacrifici ed il cui mutuo pende sulle teste di ognuno come una spada di Damocle.

Il modello tedesco visto dagli stranieri in città

In Germania, al contrario, le persone accettano ogni tipo di lavoro, non hanno la presunzione di voler stare in un ufficio. Madri di famiglia guadagnano dignitosamente facendo le commesse e le cameriere – con una preparazione dettata dall’esperienza che ti fa veramente venire voglia di comprarti tutto il negozio o scofanarti tutto il ristorante, peraltro – e tentano di guadagnare il giusto, senza strafare con le ore, per tornare a casa – in affitto(!) – dai propri figli. Il sabato e la domenica la famiglia – quella vera, tedesca, quella che accetta anche le coppie omosessuali(!) – semplicemente esce. Si sta assieme perché si ha piacere di godere di un momento comunitario al parco – e in questo il video di La7 è assolutamente veritiero – lì dove un tempo correva il confine tra le due Berlino. Nel Mauerpark tutta la città è in festa: non stanno celebrando il sole – che voglio dire, questo non è sole… è una squallida pantomima di ciò che abbiamo in Italia(!) – ma festeggiano il fatto di essere lì assieme, di aver lavorato tutta la settimana per avere i soldi per fare questo. Niente roba di verghiana reminescenza, niente accomulo di debiti al di sopra delle proprie possibilità: sole, stesi sul prato, due birre e tre panini a 10 euro in tutto + la musica di una banda a cui dare 1 euro di mancia!
Per quanto riguarda gli aiuti, è vero che il modello tedesco di welfare è assolutamente giusto ed equo, ma bisogna anche capire che la mentalità alemanna – in generale – non è quella italiana: la gente non marcia sull’aiuto per non fare nulla, come invece noi italioti facciamo perché abituati a piangere il morto e fregare il vivo, come dice un nostro antico detto popolare.

La signora del Jobcenter intervistata dalla troupe di La7 sostiene che l’aiuto è disponibile per tutti coloro che vivono in città. Forse un tempo era così, ma ora – sarà la crisi? – le cose sono cambiate. Troppi italiani e spagnoli, accecati da servizi come questo, sono venuti a Berlino con progetti di vita che poco si discostavano dall’idea di cantare sotto un albero mangiando a sbafo dello stato tedesco: quanti connazionali, in ristoranti che battevano bandiera corsara (alias il nostro tricolore), hanno chiesto appositamente di non avere un contratto regolare, in modo da risultare nullatenenti e ricevere l’aiuto dello stato? O ancora: quanti hanno accettato – o sempre richiesto, che è poi la faccia più oscura della medaglia – di ricevere soldi sottobanco, in modo da avere una busta-paga ufficiale che consentisse loro di avere soldi extra da Mamma-Germania?

La verità è che il modello tedesco porta al benessere solo se viene vissuto come fanno i tedeschi; le differenze culturali tra noi e loro sono talmente grandi che noi non sapremmo che farcene di un modello così. Se – ammesso e non concesso che questo fosse possibile – noi prendessimo tout court il modello tedesco e lo implementassimo in Italia imploderemmo nel giro di qualche mese, proprio come sta implodendo Berlino stessa, piena zeppa di stranieri che si approfittano di quelli che loro considerano “bug” del sistema.

500 euro al mese per una casa a Berlino? Certo, perché qui tutti vivono in affitto o subaffitto da altri tedeschi… ma andate a vedere i costi attuali a Kreuzberg e Prenzlauerberg, in cui italiani e spagnoli hanno fatto affari d’oro comprando case ad un prezzo in cui a Roma e Barcellona avrebbero si e no potuto prendere un garage… La differenza con gli affitti di Milano e Madrid si assottiglia sempre più, perché l’italiano pensa a spremere il prossimo sino a che questo non sanguina, non a vivere dignitosamente permettendo agli altri di fare altrettanto.

D’altronde basta guardare la nostra classe politica per avere uno spaccato di quello che è l’Italia.

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Mi scuso se è uscito fuori in un post un po’ amaro, ma per l’amore che ho per questa città e per la stima che ho dei connazionali che leggono le notizie su internet e non aspettano il pappone della televisione – che meritano di sapere le cose a tutto tondo – non potevo non dire la mia sul tanto decantato modello tedesco.
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Gay italiani: quando l’Europa appare così lontana

Ci siamo, ci sto cascando di nuovo … sto per rifare un confronto tra il mio paese natale e quello in cui attualmente (soprav)vivo. È più forte di me, è una forza che mi prende e mi spinge a spalare cucchiaiate di letame come si farebbe con la maionese su un Currywurst!

Che poi, a ben vedere, c’è un motivo per cui mi comporto così (noia? Eventuale situazione familiare disagiata? Un sassolino nella scarpa ahi, che mi fa tanto, tanto male ahi?). No, in realtà credo che sia solo una questione di presunzione: sono convinto che il mio modo di vedere una singola questione sia nel 99% corretta (e nel rimanente 1% si avvicini in ogni caso asintoticamente a “La Verità”), quindi tento in ogni modo di lasciare che i miei pensieri fluiscano all’esterno come le goccioline di latte dalla mozzarella, inondando il mondo della loro indubbia saggezza!

Ma poi, dai, siamo seri: può essere possibile che la maggioranza dei miei connazionali sia così orba da non vedere quanto sia grottesco e retrogrado il nostro paese? Anche una comunità di babbuini se avesse il minimo interesse a seguire i nostri telegiornali ci darebbe degli idioti!

“Dio lo vuole”: aspettando una Crociata contro i gay italiani!

Considerando le 1000 e 1 idiozie che i nostri politici e personaggi famosi sparano impunemente in televisione, non avrei altro che l’imbarazzo della scelta su quale delle tante soffermarmi per fare un paragone. Mi sento un po’ come un bambino di fronte ad un buffet: inizio dal dolce o dal salato? Prendo la tartina con il caviale oppure mi abbuffo di mignon come se dovessi morire domani?

Ci sono: iniziamo da questo articolo del Corriere della Sera su alcune dichiarazioni di Rosy Bindi. “Il matrimonio è solo eterosessuale” sostiene la politica italiana, classe 1951 (praticamente una ragazzina!) e attuale Presidente del Partito Democratico, ovvero l’anima di centro-sinistra del bipartitismo del mio paese (nello scrivere quest’ultima frase mi sono risaliti i peperoni di ieri, ma la mia faccia non ha cambiato espressione: con una tale capacità di dire idiozie e dissimulare, se fossi una donna potrei fingere l’orgasmo anche con una siccità delle parti basse paragonabile a quella del deserto del Kalahari!).

Al di là di cosa farei o non farei se fossi del gentil sesso, il punto della questione è che nel 2012 il presidente di un partito che dovrebbe essere non dico progressista in sé, ma se non altro “più progressista del PdL”, se ne esce veramente con opinioni molto tristi. Si perché se lei è una di quelle che è dalla parte dei diritti della minoranza(?) LGBT, i gay italiani insomma, non oso pensare a cosa potrebbero dire in merito quelli dell’altro schieramento!

Non che in realtà vi sia molto spazio per l’immaginazione, ché si sa, nel Bel Paese è difficile che qualcuno si tenga un’opinione per sé, ed è così che iniziano a volare minchiate a non finire sui cieli di Roma e Milano!

Vittorio Sgarbi, ad esempio, (che secondo wikipedia è, nell’ordine: un critico d’arte, politico, opinionista, personaggio televisivo e scrittore italiano. Chissà se è anche lavabile in lavatrice!) ha voluto dare in pasto ai media le proprie parole, ché in effetti se ne sentiva il bisogno, come se non bastassero quelle della Bindi, che appare più convinta di aver giurato lealtà alla Bibbia riveduta e corretta da Torquemadapiuttosto che sulla nostra Costituzione!

Con un brillante editoriale su Il giornale, Sgarbi come sempre punta sulle proprie capacità di demagogo, la sua indubbia cultura e la sua vena provocatrice per ribaltare frittate e sbattere uova con la stessa maestria di Anna Moroni nello spazio a lei dedicato nel programma La Prova del Cuoco. In effetti la somiglianza dei due è calzante considerando l’urto che la voce della signora provoca anche alle orecchie meno sensibili e l’effetto non dissimile che le parole del critico sui gay italiani producono in me.

Il vero problema però non è Sgarbi – che forte del potere della cultura ha vita facile con una massa di pecoroni come gli italiani che, leggendo due parole imbellettate, potrebbero vendere la propria madre per meno di trenta denari – quanto appunto il fatto che la gente prenda per vero tutto ciò che su un giornale è scritto.

Sono scomparse le figure della ragazza madre e del «finocchio» costretto nel suo ghetto.” sostiene il Vittorio nazionale, riferendosi a quanto detto sulle coppie omosessuli dal Parlamento Europeo. Peccato che Sgarbi faccia finta di non ricordare i continui attacchi ed offese a cui i giovani (ma anche maturi) gay italiani sono costretti. Non pago di rimaneggiare la realtà delle cose come un prestigiatore farebbe con un mazzo di carte, il nostro scrittore non poteva poi esimersi dal tirare in ballo l’Economia: in un momento di crisi buttarla sul contenimento delle spese è l’unico modo per essere certi che gli italiani capiscano. “Morto un uomo il suo giovane compagno potrà, come una moglie, ottenere i benefici della pensione. Quello che valeva soltanto per marito e moglie, varrà per marito e marito e moglie e moglie, in un vertiginoso incremento della spesa pubblica.” Un po’ come quando, con l’avanzare della peste, si dava la colpa agli untori: non che la peste venisse debellata, ma dire che in questo modo si sarebbe diffusa meno, se non altro distoglieva l’attenzione dai colpevoli reali e dava qualcosa da fare al popolino!

Tanto il babbuino italiano medio non baderà a queste sottili cose, ma – accecato come un toro alla vista del rosso – si prodigherà in fantastici commenti che inorgoglirebbero gli uccisori delle Streghe di Salem, come quelli che riconducono il matrimonio odierno a quello romano (d’altronde mi pare ovvio che noi non ci siamo affatto evoluti dal Corpus Iuris Civilis giustinianeo!), o un’altra perla come questa, che merita di essere riportata in maniera integrale per venire esposta al pubblico ludibrio:

#13 Grisostomo (196) – lettore il 14.03.12 alle ore 11:06 scrive:
Il solo pensiero che uno si debba spaccare la schiena per lavorare e pagare le tasse per dare poi la pensione di reversibilità ad un pervertito sporcaccione solo perchè ha praticato i suoi abominevoli accoppiamenti contro natura con un suo simile passato a miglior vita mi fa accapponare la pelle. Per i gay solo cure coatte fino alla completa guarigione!!!!!
Avrei voluto commentarlo in qualche modo, ma non riesco a trovare le parole… quello che so per certo è che simili dimostrazioni di odio qui in Germania sarebbero assolutamente considerate fuoriluogo. In Italia, al contrario, tutto è opinione: abbiamo un nostro particolare modo di vedere la libertà di espressione quale “libertà di offendere e dire tutto ciò che ci passa per l’anticamera del cervello!”. Problema linguistico, culturale o solo arretratezza?

Neanche i gay italiani sanno che dire, figuriamoci che fare!

In Germania dal 2001 è presente l’istituto della Eingetragene Lebenspartnerschaft, che di fatto dà pieno riconoscimento alle forme di amore omosessuale e le equipara pressoché in toto a quelle eterosessuali. I profili di questo istituto giuridico – che potrebbero essere considerati fantascienza per i gay italiani – non si discostano da quelli del tradizionale matrimonio sul piano patrimoniale o di agevolazioni in materia di Staatsangehörigkeit(cittadinanza) e simili, ma solo ed unicamente su quello della filiazione e delle adozioni, non ancora perfettamente speculari.
Il Bürgermeister (Sindaco) di Berlino, Klaus Wowereit, è gay ed il suo modo di presentarsi, sia come politico che come persona omosessuale, è un qualcosa che ha quasi del disarmante se lo si guarda da un punto di vista tipicamente italiano:

Ich bin schwul – und das ist auch gut so!“ (Sono omosessuale e va bene così), senza aggiungere altro, semplicemente con normalità, come dovrebbe essere. Un po’ come se Napolitano durante un discorso alla nazione rivelasse “Ho più di ottant’anni!” e bon. Chi si scandalizzerebbe o chiederebbe delucidazioni in merito? Nessuno immagino (ma non ci giurerei, che in Italia pur di dar fiato alle trombe disquisirebbero anche del sapore dell’acqua a Porta a Porta!)

Sembra chiaro da queste poche righe che la vita delle coppie omosessuali nella Repubblica Federale sia assolutamente più facile rispetto a paesi come l’Italia, che ancora cavillano sulle radici “cristiano-cattoliche” della loro cultura per negare il diritto al riconoscimento della propria forma d’amore ai gay italiani.

Colpa della società? Colpa del machismo italiano che ancora ci portiamo dietro? Sicuramente, ma non vorrei togliere dal novero dei responsabili anche le associazioni dei gay italiani, vere e proprie macchiette rispetto a quelle tedesche.

In un simpatico ed assolutamente lucido articolo, il blogger di vogliosposaretizianoferro.it, Andrea Bordoni, riflette sulle grandi pecche del movimento LGBT in salsa italiana usando come spunto una puntata del programma televisivo In 1/2h di Lucia Annunziata. Al di là degli esilaranti teatrini di cui la conduttrice si rende protagonista, l’immagine delle associazioni gaye intervenute nella trasmissione ne esce realmente martoriata: una massa di lacchè, incapaci addirittura di dire chiaramente quali siano gli obiettivi del loro rivendicare, servili a tal punto da arrivare a proporre alla conduttrice – rea di aver pronunciato frasi omofobe e di non voler chiedere neanche scusa – di entrare in un Comitato d’Onore delle associazioni (roba che qui le avrebbero fatto perdere il posto di lavoro, altro che inviti!). Ridicoli!

Con questi chiari di luna, mi chiedo quando riuscirò a scrivere un post in cui festeggiare una legislazione per i gay italiani simile a quella tedesca. Ich warte darauf!

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Case a Berlino: la condivisione al gusto di X-Factor

Come avevo promesso eccomi qui con la seconda puntata sulla ricerca delle case a Berlino. Mentre la scorsa volta ci eravamo concentrati su coloro che, poverini, hanno deciso di voler fare la bella vita in un appartamento soli soletti o con amici, oggi voglio parlare delle WG (Wohngemeinschaft), gli appartamenti condivisi.
Direte voi si, vabbè… nulla di nuovo! Qualsiasi città che che abbia un’Università conosce il fenomeno degli appartamenti condivisi, che ce stai a raccontà de novo? e invece no, signori miei… proprio qui casca il proverbiale asinello. Nella Hauptstadt trovare una stanza non è affatto una cosa da prendere sottogamba, perché se è vero che su WG-Gesucht ci sono almeno 10 pagine di annunci nuovi al giorno, è altresì vero che la domanda e le selezioni sono più ardue di quelle di Miss Italia!

Case a Berlino: Chi tra tutte voi arriverà a Salso Maggiore Terme?

La prima cosa che dovete mettere in conto prima di gettarvi a capofitto in quello che è a tutti gli effetti un lavoro a tempo pieno è, in generale, che nel mondo delle case a Berlino voi non siete altro che una goccia nel mare dei disperati senza dimora che si accontenterebbero (e si accontentano!) anche di un materasso pulcioso buttato in un sottoscala. Voi siete i senzatetto e loro, le amabili persone che andrete a conoscere (io in un mese di colloqui avrò stretto la mano ad almeno 40 individui!) hanno il potere… e, come diceva Giulio Andreotti citando Talleyrand, “il potere logora chi non lo ha”… ovvero voi, i vostri nervi e le vostre giornate!
Poiché gli annunci di case a Berlino sono veramente tantissimi dovete prima di tutto fare una scrematura: cercate di capire quali sono le vostre disponibilità economiche e ignorate direttamente quelli che hanno un Warmmiete (affitto della stanza tutto compreso) che non vi rientra! Ho conosciuto gente che, povera stolta, pensava di potersi mettere a contrattare sul prezzo. Evidentemente non avevano ancora capito la legge fondamentale che soggiace a tutto il tran-tran: voi non valete assolutamente nulla! Non avete potere di contrattazione, siamo in Germania e non in un Bazar di Baghdad: se vi chiedono due cammelli voi dovete dare due cammelli , punto. Se non li avete… niente, avanti il prossimo! Altro giro altra corsa, venghino signori venghino!
Altro discrimine può essere il tabagismo – ché qui, non si sa come, tutti fumano, ma se vai a cercare una fucking Zimmer (aka stanza) nessuno vuole vivere con fumatori: ma che pensate che noi ci diamo alle bionde solo quando siamo fuori casa, un sabato si ed un no? Bah!
Ovviamente anche il vostro sesso è importante: esistono WG di sole donne – veri e propri ginecei nel bel mezzo della capitale tedesca – quelli di soli maschietti – che solitamente, mi spiace dirlo, lasciano un po’ a desiderare per ciò che concerne la pulizia – e, ovviamente, le WG miste. Queste ultime seguono una regola molto precisa (sarebbe stato forse possibile il contrario in Germania?): loro sono per le quote rosa (o azzurre in casa!) non si sa perchè… ad un certo punto sorge in una coppia di coinquilini di un unico sesso il forte desiderio di avere in casa un individuo dell’altro. È più forte di loro e pertanto scrivono direttamente nell’annuncio ciò che cercano, senza lasciarsi aperta la possibilità di conoscere chi non soddisfi tale requisito. È una specie di istinto che non possono combattere, un po’ come le oche canadesi che a una certa prendono e migrano, ecco! È così e basta! Vai a capirli pure te…

Case a Berlino: Le faremo sapere… (La lunga attesa cfr. Carmen Consoli)

Dopo essersi sbattutti per tutti gli angoli della città, aver stretto mani a chicchessia come quando il prete dice di scambiarsi un segno di pace e, non paghi, dopo aver conosciuto i tipi più assurdi e aver sentito le richieste più impensabili, arriva la fatidica risposta di rito “Ti faremo sapere”! Si perché coloro che cercano case a Berlino sono veramente tanti, per questo motivo ad un singolo annuncio possono rispondere anche 50 persone in un’ora!
Una prima scrematura viene fatta già a partire dalla mail di candidatura: errori di ortografia, una carriera universitaria che fa sembrare noiosetto, un lavoro che non pare dare molto tempo per la convivenza… tutti questi sono ottimi motivi che possono portare a segare la metà dei partecipanti al concorso: unicamente i migliori arriveranno al Serale, come Maria de Filippi insegna ormai da anni!

I 15 finalisti che riescono ad entrare in casa per un sopralluogo (ché a volte non ci sono neanche le foto negli annunci) vengono colti da un improvviso sconforto nel citofonare e prendere posto per dare inizio alle danze.

Se sono fortunati l’intervista è individuale: siete tu e i futuri coinquilini. Tutto si riduce ad un gioco di sguardi e domande in cui tu vorresti riuscire a dir loro che quello spazio che si ostinano a chiamare camera è in realtà uno sgabuzzino con un materasso a terra, mentre loro tentano di comprendere se tu sia il coinquilino perfetto! La pressione è alle stelle, se sei l’unico intervistato non puoi neanche analizzare la concorrenza e capire se le tue possibilità siano reali o chiaramente non vi è la minima chance che tu possa smettere di refreshare WG-Gesucht!

Altre volte – per mancanza di tempo e non per sadismo, dicono – si fanno colloqui multipli, in cui  6 o 7 tizi  (a volte anche di più!) vengono intervistati simultaneamente, con la pretesa di farsi un’idea su tutti. La lingua da parlare è sempre un terno al lotto: alcuni non spiccicano una parola di tedesco manco sotto tortura, altri – ne sono convinto(!) – dicono così per giocarsi la carta del loro perfetto american english… gli venisse un colpo secco! Uscendo da una situazione del genere sei così svuotato che altro che case a Berlino, ti sembra di aver concorso in una giornata a tutte le discipline olimpiche; la testa ti scoppia e tu non ricordi neanche chi fossero giudici e giudicati, figuriamoci l’aspetto dell’abitazione!

In ogni caso puoi star certo, dicono loro, che ti faranno sapere… in realtà non è affatto detto… perché “sapete ci sono così tanti interessati da chiamare che noi manderemo una mail al vincitore, se gli altri non ricevono nulla entro due settimane, beh allora non sono stati ritenuti idonei!”. Certo, tanto io non ho nulla da fare nella mia vita che continuare a sperare e/o reiterare questo immondo teatrino gettando il mio tempo rispondendo ad annunci ed a scoprire che fanno nella loro vita improbabili ragazzi che hanno il buon cuore di chiamarmi per fare un’intervista!

Succo della questione: Ritenta, sarai più fortunato!

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Italianità: Pizza, Spaghetti e Mandolino (Mafia e Berlusconi!)

È vero, avevo detto che questo post sarebbe stato il proseguimento di quello sulle abitazioni berlinesi, ma io sono una brutta persona e solitamente dimentico gli appuntamenti quindi – convinto che nessuno griderà per il cordoglio come le anziane siciliane alla svelata del santo il giorno della festa del patrono – ho deciso di rimandare il su detto argomento per occuparmi di altro: il modo in cui viene vista l’ Italianità all’estero, nello specifico ovviamente a Berlino.
Anche questa volta devo ringraziare per l’ispirazione il gruppo di Fb dei miei connazionali nella Hauptstadt, non so cosa farei senza di loro!
Origine di questa mia riflessione – parola che utilizzo impunemente per definire la marea di idiozie che scrivo – è la pubblicità tedesca di McDonald’s per lanciare la temporanea nuova linea di prodotti ispirata al Made in Italy.
Per inciso terrei a sottolineare tre cose:
1 – Chiaramente trattandosi del noto fast-food anche questi panini avranno il medesimo sapore di plastica degli altri, né più e né meno. Cambia la forma, cambia il nome, ma il concetto è lo stesso (rivisitazione del principio di de Lavoisier “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”).
2 – In generale qui in Germania non c’è nulla che ricordi vagamente un qualsivoglia sapore della nostra terra: le verdure, difatti, non sanno assolutamente di nulla e dare un morso ad occhi chiusi ad una melanzana o ad una pera provoca nelle vostre papille gustative la medesima reazione: elettroencefalogramma piatto!
3- L’unica cosa che ha il sapore di Italianità sono gli Italiani stessi, pertanto se state cercando sensazioni forti vi consiglio di prendere e cominciare a leccare le persone, un po’ come faceva Homer con i rospi allucinogeni in una puntata de The Simpsons.
Ecco qui, intanto, il video tratto da Youtube:

Ora, analizziamo bene la questione…
Io personalmente trovo questo filmato divertente e, tra tutti i luoghi comuni legati al Bel Paese che potevano utilizzare, sono sinceramente contento che abbiano scelto l’inesistente Famiglia Mulino Bianco e derivati (che poi, appunto, noi stessi attingiamo a piene mani da questa falsa e grottesca immagine dell’Italianità per le nostre pubblicità!) piuttosto che “La Famiddia” mafiosa che si sbafa un panino tra una scarpa di cemento ed una testa mozzata di cavallo, no?
Detto ciò vi sono poche certezze nella vita:
– il fatto che Cher non sia biodegradabile;
– la presenza di una fiera dell’Est dove comprare un topolino che porterà ad una serie di uccisioni da far invidia al terrorismo internazionale;
– che i miei connazionali siano notoriamente privi di autoironia e pertanto abbiano trovato questo video scandalosamente fuori-luogo (è una mia supposizione eh, non sto parlando di nessuno in particolare!).
Come dicevo poco sopra sono sollevato che, tra tutti i cliché di cui siamo protagonisti, la multinazionale americana abbia deciso di utilizzare questo per rappresentare l’Italianità all’estero.
D’altro canto immagino abbiano vagliato almeno altre due alternative prima di concentrare gli sforzi nel rendere al meglio questo nostro poco verosimigliante spaccato di vita:
1 – La prima idea – mi ci gioco le mutande(!) – sarà stata quella di utilizzare un sosia di Berlusconi che prima del Bunga Bunga offriva a Ruby Rubacuori e compagnia bella un panino con il pollo fritto e diceva loro “mmm al piatto forte delle vostre patatine io accompagnerei un sandwich dal gusto italiota” e poi PAF, scritta in sovrimpressione con dietro il nostro tricolore “Gli italiani si che sanno godersi la vita!”.
La pubblicità di McDonald's se avessero rappresentato l'Italianità con Il Padrino2 – La seconda, come accennato prima, avrà attinto a piene mani dalla nostra tradizione mafiosa. Se dovessi pensare ad una pubblicità di questo stampo immaginerei due tipi X che si recano al McDonald’s di Alexanderplatz e chiedono ad un commesso voltato di spalle un Big Mac; a quel punto il tipo si gira ed è un fac-simile di Don Vito Corleone e dice loro “Via farò un’offerta che non potrete rifiutare” e li convince a provare il nuovo, emozionante menù ripieno di Maionese ed Italianità… e solo per i bambini, come gadget dell’Happy Meal, la famosa testa di cavallo!

Alla fine, come dicevo, ci è andata bene!

 

L’ Italianità nei film made in Italy

Ma no, sono certo che qualcuno avrà avuto da ridire per il modo in cui i tedeschi ci hanno dipinti, come se poi non fosse anche in parte colpa nostra(!). Da dove pensate gli venga ad esempio l’idea che gli italiani urlando si tirino interi set di piatti quando hanno problemi di coppia? Considerando il fatto che non hanno mai conosciuto mia madre in uno dei suoi 5 minuti (almeno che io sappia!), direi che un’idea approssimativa devono essersela fatta grazie alla nostra filmografia.
Avete mai riflettuto su quanto ridicole, o comunque assurde, possano sembrare ad occhi stranieri le poche pellicole nostrane che riescono a valicare le Alpi?
Io mi sono scontrato con questa realtà l’anno scorso quando, in preda a dolori lancinanti dopo essermi estratto i denti del giudizio, mi sono ritrovato a fare uno studio sociologico su L’Ultimo Bacio di Gabriele Muccino, trasmessa in televisione doppiata in tedesco.
L'Italianità rappresentata dal film di Muccino Ein letzter KussSe i tedeschi devono basarsi su questi esempi per conoscerci mi sembra anche ovvio che pensino che siamo una massa di cretini, almeno per il loro modo di vivere la vita!

Per chi non avesse mai avuto l’occasione di buttare un occhio a questo film, la storia è molto semplice:

Stefano Accorsi ed i suoi amici hanno raggiunto i trent’anni – verrebbe da chiedersi come(!) – e si preparano a scelte di vita che i tedeschi compiono con noncuranza già a partire dalla fine del liceo. Non appena il protagonista scopre di stare per diventare padre succede il panico: inizia una relazione con una ragazzina del liceo che porterà ad una rottura – condita da piatti, coltelli, tavoli e credenze tirate in lungo ed in largo per la cucina – tra lui e la moglie, che poi però si riappacificheranno perché alla fin fine Italianità è sinonimo di Famiglia, retta su segreti, bugie e non detti.

Ora… come pensate che un tedesco possa vedere un simile film se non con occhi divertiti, quasi stesse vedendo una serie di macchiette e caricature?

Girando per Berlino – soprattutto a Prenzlauerberg, che sembra essere il quartiere degli innamorati e delle coppiette con figliolanza – ci si accorge subito che i berlinesi procreano come conigli a partire dai 23 anni. Alla soglia dei 30 loro hanno già nipoti e pronipoti o, nel peggiore dei casi, pargoli che si stanno preparando alla Maturità… può non sembrare assolutamente assurdo che uno a 30 anni praticamente suonati si caghi sotto del fatto che la moglie sia incinta?! (Domanda retorica che non richiede risposta!)

Poi è ovvio che le culture e le situazioni siano totalmente diverse e che in Italia, considerati molti fattori, solo in pochi potrebbero realmente permettersi di crescere adeguatamente un figlio alla mia età… però un tedesco X che vede una pellicola del genere non può non rimanere un attimo stupito, no? Un po’ come noi che ancora ci meravigliamo delle colazioni continentali in Hotel e continuiamo imperterriti a mangiare uno striminzito cornetto con cappuccino, salvo poi avere un buco allo stomaco già alle dieci e infilarci nel primo bar per ingurgitare con l’imbuto tutti i tramezzini che sono esposti sotto al bancone!
Tra l’altro vorrei aggiungere che sono lieto che tra tutte le parole della nostra lingua che piacciono ai tedescofoni si sia scelta “bambini” (non so perchè, ma loro la amano proprio… sarà che gli ricorda il musetto di Bambi? Bah!)… anche perchè sennò oltre a Spaghetti e Pizza le altre sono tutte parolacce o bestemmie (chissà dove le avranno sentite… forse da noi italiani che non riusciamo proprio a tenerci un “cazzo” tra i denti e che anche quando parliamo la loro lingua non possiamo non terminare la frase con uno Scheiße, aka merda? Ja, es kann sein!)

L’ Italianità vista da noi

Ma noi oltre a mancare, spesso, di autoironia abbiamo anche notoriamente i paraocchi, come i cavalli che trainano i calessi dei turisti a Piazza Navona, e vediamo solo quello che ci fa comodo!
Sono convinto che se ci fosse stato un italiano nel team creativo di McDonald’s avrebbe proposto la seguente pubblicità:
Rita Levi Montalcini sta ritirando l’ennesimo Premio Nobel per la Medicina, ha l’aspetto della Mummia di Tutankhamon dopo l’estratione dal suo sarcofago nella Valle dei Re e fa un discorso sull’Italianità nel mondo, citando geni del presente e del passato che hanno dato lustro allo Stivale: Da Vinci, Michelangelo, Pirandello, Cara Bruni, etc…
a quel punto una giornalista chiede alla luminare cosa, secondo lei, renda il nostro popolo così incredibile.
L' Italianità nel mondo, la Gioconda e la MontalciniLei sorride con aria sorniona, ricordando per un istante La Gioconda – mentre passa in sovrimpressione la scritta “Ecco svelata l’identità della musa di Leonardo: la Montalcini. La Francia è pregata di restistuirci l’unica prova esistente che Rita non sia nata così come la vedete ora, ma che abbia avuto anche una gioventù!” – e dice: “Beh ecco… il nostro segreto è la dieta Mediterranea, ma adesso anche voi potete ottenere il nostro acume grazie ai nuovi menu edizione limitata di McDonald’s!

Si, sarebbe stata veramente una campagna pubblicitaria di successo, voi cosa ne dite?

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Abitare a Berlino: la ricerca di una dimora

Volevo iniziare questo post ringraziando coloro che hanno cominciato a seguire il mio blog in questi ultimi due giorni (e dedico la Corona di Miss America a tutte le ragazze madri che non possono permettersi una crema anti-smagliature!); sono veramente stupito ed emozionato (modo educato di dire che ora nello scrivere soffro di ansia da prestazione: se dovessi fare cilecca passatemi un fazzoletto e ditemi che vi è piaciuto lo stesso, andrà meglio la prossima volta).

In generale questa è la dimostrazione che per quanto il mondo sia pieno di minchiate vi è sempre un po’ di spazio per un altro paio di idiozie come quelle del mio ultimo post sugli Italiani in quel della Hauptstadt!

Al di là dell’annuncio a reti unificate… Quest’oggi volevo trattare un annoso problema che tutti hanno dovuto affrontare quando sono giunti in città: la ricerca di un posto dove abitare a Berlino (ché qui si arriva anche a -17 e la romantica idea di dormire sotto le stelle va a cozzare con il suono di nacchere dei vostri denti che battono dal freddo)!

Per ricoprire il ruolo polifunzionale di saggio dispensatore di consigli e dritte (ché leggere gli annunci altrui è meglio di qualsiasi corso di sopravvivenza, una sorta di Yoda in versione telematica) nonché di agenzia immobiliare eccellente (e in questo caso l’aggettivo “eccellente” sta per “gratis, ergo da paura!” secondo una traduzione apocrifa in gergo giovanile!) i tedeschi non potevano esimersi dal creare il non-plus-ultra dei siti web: WG-gesucht.de.

Era Edmond Dantès. Ed era mio padre e mia madre, mio fratello, un mio amico, era lei, ero io, era tutti noi”… neanche questa frase di V per Vendetta potrebbe aiutarvi a capire lontanamente cosa questo sito rappresenti per tutti coloro che, novelle piccole fiammiferaie, si ritrovano senza un tetto sopra la testa e sognano un posticino caldo ed accogliente dove abitare a Berlino.

In virtù di tutto ciò che ha fatto e che farà per me (leggasi: sto cercando disperatamente una stanza, se qualcuno sa qualcosa mi aiuti!1), dedico questo post e quello che seguirà nei prossimi giorni al sito sopracitato, sperando nel contempo di dare anche un paio di dritte a coloro che, ancora agli inizi, non sanno a che santo votarsi per trovare un letto!

Abitare a Berlino: tutto ha inizio con un click

Prima di avviare una ricerca sul nostro caro sito – rinominato con affetto N.S.D.S.P.P.N. (“Nostro Signore dei Senzatetto prega per Noi”) è farsi un esame di coscienza e capire se si desideri prendere un appartamento oppure una stanza in una WG (che non è un bagno, come molti simpatici mattacchioni potrebbero pensare, quanto piuttosto una Wohngemeinschaft, ovvero una casa condivisa).

Per chi è abituato come me ai prezzi italiani (anche dei paesini arroccati su cucuzzoli di montagne schifate pure da Heidi), cifre modiche quali 500 euro a posto letto, in nero(!), esclusi luce, gas, acqua calda, internet e aria da respirare (che verrebbe da chiedersi “quindi che ti sto pagando, un materasso buttato a terra, assieme ad altri 4, in uno sgabuzzino grande come il sedere di una gallina stitica che ha mangiato un limone?) abitare a Berlino è chiaramente un sogno! Pagando lo stesso prezzo, difatti, è possibile affittare un intero appartamento (non pensate subito ad un loft strafigo eh, quanto piuttosto ad uno spazio pulito, decoroso in cui vostra madre possa anche venirvi a fare visita senza farsi il segno della croce ogni due per tre e utilizzare l’aspersorio intinto nell’Amuchina ).

Ad onor del vero c’è da dire che i prezzi stanno a dir poco levitando rispetto a quando arrivai io l’anno passato, così ora molte delle camere che prima venivano affittate a 200 euro mensili sono solo ricordi di mondi lontani…

sono convinto che tra l’apertura (prossima?) del nuovo mega-super-ecceziunàleveramente Aeroporto Berlin-Brandeburg e il continuo investimento immobiliare da parte di miei connazionali presto avremo – e già le prime sono apparse, timide ma potendo contare sui cari studenti inglesi e americani, che possono permettersi praticamente di tutto grazie a stipendi familiari considerevoli e cambi monetari più che favorevoli – camere con prezzi simili a quelli di Firenze con vista sugli Uffizi! E ciao ciao sogno di abitare a Berlino a pochi euro!

Il mio sogno è abitare a Berlino da solo o con amici!

Se siete studenti stranieri squattrinati come me e la vostra scelta è ricaduta sul monolocale o, ancora, su un appartamentino vuoto da affittare con un gruppo di amici devo subito dirvi che la vostra risposta è errata. Ci spiace il pacco giusto era il Molise!

Si perché qui tutto sembra semplice…
compri la tessera dell’autobus con il bancomat nelle apposite macchinette ad ogni stazione della Metro (avanguardia pura!)
hai l’occasione – mi voglio rovinare, solo per oggi assieme al materasso anche una TV a Colori! – di avere uno spacciatore che ti porta sostanze stupefacenti a casa (lo giuro, una ragazza conosciuta l’anno scorso faceva uno squillo col telefono ed un signore, dopo massimo 30 minuti, era sotto casa sua, le ri-squillava, lei scendeva, comprava e ciao, alla prossima, è stato bello. Tanti saluti a casa!)
puoi fare compravendita, ancora, di droghe ed iPhone (dubito con garanzia eh!) in più lingue di quelle supportate da Windows! (un gruppetto di 3 tipi mi ha letteralmente placcato in un parco con un menu di droghe e cellulari da far invidia a uno Smartshop dentro Mediamarkt dicendomi tra l’altro che potevamo parlare in ordine: Tedesco, Inglese, Turco, Francese, Spagnolo, Italiano o Portoghese. Io ero allibito, sapevano più lingue loro di una delegazione delle Nazioni Unite!)
… l’unica cosa che invece non è semplice – riprendendo il discorso dopo il breve intervallo pubblicitario sulle droghe berlinesi – è affittare una casa!
Perché? Eh, perché se voi, cari amici dei cavalli, volete abitare a Berlino in un appartamento dovete fornire una serie di scartoffie da farvi diventare cretini per un mese (e di cui tra l’altro io stesso non ho mai capito nomi e numero esatto… come per i sette nani ne manca sempre uno!)

Ecco di che avete bisogno (prendete un foglietto, la penna, le forbici dalla punta arrotondata e la colla vinilica. Fatto?!):

1) Schufa-Erklärung: Per prima cosa – roba che se ne siete privi tornate in ostello senza manco passare dal Via – dovete per forza avere la Schufa. Un po’ come per l’X Factor insomma, o ce l’hai o non ce l’hai. Voi direte…Che minchia è sta cosa? La Schufa è la Schutzgemeinschaft für allgemeine Kreditsicherung! Dici, si vabbé, quindi? Praticamente è un pezzettino di carta (oddio non lo so di che materiale è fatta, comunque in linea teorica è un documento!) che attesta che voi non avete debiti pendenti in Germania.
Ma ti pare che magari un povero cristo che deve stare qui per 6 mesi – come uno studente Erasmus – si sbatte per avere ‘sta cosa?
Amici miei, piccole ingenue anime che non conoscono sino a dove si possa spingere l’oscuro-potere-della-schufa , quel pezzettino di carta non è solo semplice cellulosa lavorata, no… quella è una “fedina penale” che attesta che voi pagherete – ah, se pagherete(!) – l’affittuario perché non avete mai avuto problemi di tipo finanziario (assegni scoperti, passato da cattivi pagatori, etc… roba che in Italia tutti avrebbero una Schufa come la Pagella di Pierino!).

Schufa (per me è un essere senziente) – un po’ come vostra madre che SAPEVA, sempre, che voi avevate bigiato la scuola – sa ogni cosa. Avete preso una multa sulla metro pensando, ecco l’ingenuità di cui sopra, che mai e poi mai sareste stati fermati senza biglietto, in terra straniera, per 5 fottutissimi metri rubati alla BVG? La Schufa lo sa e non ha paura di attestarlo!

Adesso qui abbiamo la scelta, attenzione… quale busta vuole? La 1 o la 2? Sceglie il pacco oppure l’offerta?
Se avete un lavoro continuate con il punto 2a, se invece siete pure senza lavoro, oltre che senza un tetto, saltate alla 2b. Ricordate che non vi è permesso comprare alberghi se non avete tutte le strade di uno stesso colore, no per dire eh!
2a) Arbeitsvertrag: alias il contratto di lavoro. Se avete già un’occupazione in Germania (ho scritto lavoro all’inizio, ergo anche il part-time va bene, ma se fate i tirocinanti a due lire spagnole come me potete anche continuare a cantare il miserere!) dovete per forza di cose portare anche questo documento (vostro e di chi verrà ad abitare con voi, o comunque il cui nome apparirà sul contratto come affittuario assieme al vostro!). Fino a qui nessun problema, cioè a parte quello di avere un’occupazione, però pure voi quante ne volete!
2b) Bürgschaft: Se, comuni mortali alla ricerca della salvezza in terra teutonica, non siete in possesso manco di un contratto di lavoro che valga il materiale su cui è stampato (alias state facendo un Praktikum, ovvero un tirocinio), per prendere in affitto una casa dove abitare a Berlino vi toccherà far compilare a un vostro amico un apposito foglio di garanzia, con allegate le sue buste paga! Ovviamente questo vostro amico sarebbe il caso che fosse tedesco (sicuramente più gradito!) o che comunque capisca e parli la lingua (che mamma mi ha insegnato a non firmare mai nulla che non si capisca… peccato non abbia mai detto niente sui pulsanti “Accetto” in giro per internet ed ora la mia email sia sui registri di una marea di siti che mi vogliono sorteggiare per vincere iPad, crociere sul Nilo e polli di gomma!).
Tra l’altro molti non accettano le Bürgschaften from Italy with love – com’era l’antico detto, pecunia non olet? mmm – quindi se non avete amici tedeschi o che lavorino in Deutschland vi consiglio di cominciare subito a farveli. Tutti in cerchio e ripetete con me: “Hallo, ich bin VOSTRO NOME… ich freue mich, dich kennenzulernen!
3) Mietschuldenfreiheiterklärung: Non c’è bisogno di tappare le orecchie ai bambini anche se siamo in fascia protetta perché questa parola – seppur capisca che possa apparire, come dire… agghiacciante! – è solo un altro foglio (Pisolo, Dotto, Mammolo…), questa volta a firma del vostro precedente affittuario (se ne avete avuto uno in Germania, ovvio) che dichiara che avete sempre pagato l’affitto, etc. (quindi se “avete fatto il fugone”, come si dice a Roma quando la gente se ne va dal ristorante “scordandosi” di lasciare i soldi, probabile che non potrete avere la Mietblabla…)
4) Anmeldung: questa è la registrazione di Domicilio che dovete fare quando venite ad abitare in Germania. La cosa più facile insomma… a parte l’attesa in orari che solitamente vanno oltre l’umana sopportazione, soprattutto se iniziate a lavorare alle 9 del mattino e quindi dovete fare l’Ummeldung (questo è il cambio di domicilio) prima di attaccare in ufficio!
Vi è un po’ passata la voglia di andare ad abitare a Berlino soli soletti invece di subaffittare eh?
In questo caso vi do appuntamento al prossimo post per parlare delle WG berlinesi, per oggi sono abbastanza cotto (e peraltro mi sono ripromesso di non scrivere più filippiche troppo lunghe, ché poi la mia collega catalana si secca di tradurle e le piazza su Google Translate e capisce fischi per fiaschi!)
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A giudicare da alcuni commenti qui e su Facebook dubito che i miei connazionali vorranno mai vivere con me in realtà, però la speranza è l’ultima a morire!
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Italiani a Berlino: profonde verità e luoghi comuni

È una mattina come un’altra e sorseggiando il caffè mi ritrovo a leggere la pagina di Facebook dedicata agli Italiani a Berlino. Si perché ormai con i social network fortunatamente è pressoché impossibile non cadere in fallo e chiedere consiglio a chi più di noi se ne intende dellavita all’estero. A volte si fa ricorso a gruppi come questo per trovare lavoro o casa, altre solo per avere dritte su come riuscire ad entrare in possesso di un particolare ingrediente gastronomico (ché vi assicuro che nei supermercati tedeschi c’è di tutto… meno le cose che ti servono! Ricordo ancora la ricerca al Kaiser non della Pietra Filosofale, ma del più comune Sale Grosso, prodotto a cui in Italia sono dedicate intere mensole e che invece in Crucconia sembra essere sempre assente all’appello!)
Comunque… questa mattina uno dei 1878 utenti (dato reale, appena verificato, che ha lasciato anche me basito!)  ha iniziato la sua giornata segnalando in Bacheca il blog di una ragazza italiana in Australia, più precisamente un post sugli italiani che dal Bel Paese, pieni di bei sogni ed a volte solo questi, si recano nella Terra dei Canguri sperando di trovare l’America (questo accostamento è molto divertente e pura arte, vorrei che vi ci soffermaste un secondo, grazie!).
Leggendo quanto scritto da Sara (questo il nome della blogger), non ho potuto fare a meno di avanzare qualche paragone con la situazione di chi ha deciso di fare armi e bagagli e prendere un volo Easyjet/Ryanair e trasferirsi a Berlino, sperando di (ed a volte anche “riuscendo a”) trovare il Paese di Bengodi!
Posto che io stesso sono qui da poco più di un anno – ed in realtà non si sa neanche per quanto(!) – e che ricado e sono ricaduto in molti dei luoghi comuni di cui andrò a parlare, premetto sin da ora che per me ognuno è libero di vivere la propria vita – in Italia, all’Estero o nel Paesi degli Gnometti Loacker – come meglio crede, pertanto non me ne voglia nessuno se anche io ricado nello stereotipo degli Italiani a Berlino (o all’estero in generale) che pontificano dall’alto della loro posizione di “survivors”, come se coloro che sono (ancora) in Italia fossero unicamente cacche di piccione da scrostare dalla pavimentazione del terrazzo in confronto ai veri uomini forgiati dal fuoco di mille battaglie (vedi: Xena, Warrior Princess) come noi emigrati!

Italiani a Berlino vs. Emigrati in Australia

Non ci vuole una laurea in geografia per capire la differenza abissale che intercorre tra un trasferimento dall’altra parte del nostro globo terracqueo e l’acquisto di un biglietto low-cost per la capitale crucca.

Se qualche italiano ha difatti in mente di trasferirsi a Canberra (uso questa città e non Sidney come esempio perché mi piace molto di più la pronuncia: Cánbewra fa molto più sofisticato ed esotico!) deve mettere in conto – come segnala Sara – che se gli prende il cagotto nella maggior parte dei casi dovrà sbrigarsela da solo, ché tra fusi orari e giornate al contrario tra il momento dell’emergenza e la chiamata a casa in stile Gerry Scotti possono passare anche 10 ore! (In questo caso mi riferivo al cagotto metaforico, ovvero alla paura, ma possiamo estendere la questione anche a quello più “squisitamente” – errato aggettivo? – fisico, nel caso siate dei tipi ipocondriaci e particolarmente scassaballe come me che non appena sentono uno strano movimento intestinale chiamano tutta l’allegra famiglia su Skype per chiedere un consulto medico su cosa mangiare/prendere/dire/fare/baciare!)

D’altro canto, se è vero che la Germania è giusto a un tiro di schioppo dall’Italia – dipende dai casi eh, io quando vedo i costi dei biglietti Easyjet in alcuni periodi dell’anno mi sento totalmente isolato dalla mia famiglia, manco vivessi nella Terra del Fuoco (che per chi non lo sapesse non è un altro nome di Mordor, la residenza di Sauron nella Terra di Mezzo, quanto piuttosto un arcipelago sito in America del Sud!) – vi sono comunque altre problematiche non secondarie da affrontare per gli Italiani a Berlino.
Oscuro Signore (per ripescare dal cilindro il paragone con Il Signore degli Anelli) dei problemi degli Italiani a Berlino è sicuramente la lingua. Il tedesco – partendo proprio dalle basi – non è l’inglese. Superato lo shock di questa scoperta, bisogna considerare che – almeno a mio parere – il tedesco è un po’ come l’evoluzione Pokémon dell’inglese. Pur essendo difatti entrambe lingue sassoni, il crucchese è una lingua molto più complessa, almeno al principio, dell’idioma di Sua Maestà Britannica.
Lì dove nei paesi anglosassoni non gliene frega assolutamente una mazza di distinguere se un fottutissimo bicchiere sia maschio o femmina, il tedesco deve in maniera certosina stabilire il sesso (m/f/n) della qualsiasi cosa, seguendo a volte regole precise ma assolutamente assurde per noi (es: la parola “Ragazza/Mädchen” – che dovrebbe essere per ovvie ragioni femminile – è di genere neutro, in quanto tutte le parole, diminutivi, che finiscono in -chen sono neutri!), ed altre dettate dal puro caso (es 2: In linea di massima tutte le bevande sono femminili – postulato 1 – e tutti i nomi che finiscono in -er sono maschili – assunto 2 – ergo… “Birra/Bier” è neutro! Che tu dici “Ma… mi stai prendendo per il culo?”)
Vorrei peraltro far notare che sono così poco sicuro di quello che dico che ho dovuto sbirciare il vocabolario, onde evitare di sparare minchiate a go go come Celentano al Festival di Sanremo 2012!
Rispetto ai colleghi che emigrano in Australia (o in altri paesi anglofoni), inoltre, gli Italiani a Berlino devono anche scontrarsi con un’altra amabile particolarità della lingua crucca: i verbi divisibili!
 I tedeschi sono persone, a mio modesto avviso eh, assai poco pratiche a volte… lì dove gli inglesi si limitano ad utilizzare un’unica forma verbale – in linea di massima – per tutti i tempi e le persone, aggiungendo di tanto in tanto una -s o un -ed alla fine, tanto per darsi un tono e fare finta di stare coniugando qualcosa, i crucchi non solo hanno coniugazioni complete (o quasi, non stiamo a guardare il pelo nell’uovo!) per tutte le persone e per molti tempi e modi verbali, ma si sono inventati anche i verbi divisibili.
Cosa sono mai questi verbi? Semplice… sono forme verbali composte da una preposizione ed un verbo, unite all’infinito, ma che poi in determinati tempi (compreso il presente, quindi non pensate di poter scampare al supplizio di ricordarveli!) si separano e vivono vite completamente separate l’una dall’altra all’interno della frase (un po’ come noi Italiani a Berlino che viviamo divisi dalle nostre famiglie a Roma, Milano, Pescasseroli, etc.).
Un esempio? Il verbo aussehen (“sembrare/apparire”, quindi un verbo che può capitare di utilizzare nella vita di tutti i giorni!) che quando viene usato prende e si stacca, senza vergogna eh(!), in sehen (coniugato a seconda della persona e posto al secondo posto nella frase, dopo il soggetto) e aus (che invece viene messo in coda alla frase, perché no!) Cosa significa questo? Semplice… che se uno è distratto o semplicemente non capisce molto bene il tedesco e nella frase stupida Er sieht eine Maus aus si perde l’ aus finale, non saprà mai se il caro er (lui) sembri un topo (Maus) o piuttosto veda un roditore (sehen da solo è infatti vedere).
Ma vediamo invece quante categorie di miei connazionali vivono in città, facendo più o meno pace con la cara, amabile lingua…

9 tipologie di Italiani a Berlino

Gli Italiani a Berlino potrebbero essere tranquillamente catalogati in 9 tipologie differenti, alcune aventi punti in comune con altre, altre a loro volta apparentemente simili, in realtà agli antipodi tra loro. Ecco quelle che io ho identificato nel corso del mio anno e mezzo in Germania (si ringrazia per l’aiuto anche la cara Valeria!):

1) Italiani a Berlino: L’Erasmus
Anche il sottoscritto è rientrato in questa categoria. Tra gli Italiani a Berlino è sicuramente quello più facile da individuare. Tolti quelli che studiano Tedesco all’Università, questo studente Erasmus ha compiuto la scelta di non andarsene in Spagna, un po’ perchè pazzo, un po’ perchè innamorato della Germania, a volte perchè i posti per Barcellona erano terminati e, come a Miss Italia, è stato ripescato per la fascia di Miss Cinema. Passa le sue giornate a cercare di venire a capo dell’università tedesca, a volte non capendo una beneamata ceppa della lingua e rimanendo basito per tutta la durata del soggiorno all’estero (in genere dai 6 ai 12 mesi) di essere dipendente dalla parola astrusa Vorlesungverzeichnis (il piano delle lezioni). Tra una lezione e l’altra, feste per soli erasmus e notti di bisboccia, prepara i suoi Referate (presentazioni da fare in classe) e gli Hausarbeiten (tesine di fine corso) al Grimm-Zentrum, conoscendo poco o nulla di Berlino.

2) Italiani a Berlino: Il trans i2t
Lui è un Trans Italiano to Tedesco. Basicamente si sente un crucco che per avversa sorte è nato in un corpo che non gli è proprio – quello di italiano – e tenta in tutti i modi di dimostrare ai madrelingua tedeschi che lui non è uno dei tanti Italiani a Berlino, ma piuttosto l’anello di congiunzione che separa l’uomo (il mangia-patate) dalla scimmia (il divoratore di spaghetti). Il trans i2t ha studiato crucchese sin da quando era alto come un Hobbit e aiutava sedicenti Stregoni a buttare anelli nei crateri dei vulcani. A volte ha addirittura fatto la Deutsche Schule (la scuola tedesca) in Italia, quindi non conosce affatto la sensazione di panico totale quando nel fare l’Anmeldung (la registrazione di domicilio in città) l’addetta allo sportello vi parla in tedesco e voi siete fermi a Hallo, ich bin Italiener! e non capite nulla di nulla. Guai se un tedesco, sentendolo parlare italiano, gli si dovesse rivolgere in inglese credendolo uno di noi (aka un paria) o peggio ancora “un turista”. Quello è il momento in cui il trans i2t sfodera la sua perfetta conoscenza della lingua sassone rimettendo al proprio posto il crucco (quello vero!) che non ha intuito all’istante il suo lignaggio, il suo status di ibrido tra due mondi (praticamente Balto, né cane né lupo).
3) Italiani a Berlino: In love I trust!
Solitamente è una lei che si è trasferita qui per seguire l’amore della sua vita – un crucco fatto e finito, con tanto di calzini e sandali – che ha conosciuto in vacanza a Rimini o sul Lago di Garda. Dallo status di +1 (la mediterranea pulzella che il nostro biondone si è portato a casa direttamente da “Bella Italia”) si è ormai trasformata in Frau Schmidt. Lei parla solo ed unicamente la lingua del suo amato – con cui convive – riservando l’idioma natale alle telefonate con i parenti. A volte arrotonda lavorando come baby-sitter per famiglie bilingue, unico caso in cui entra in contatto con altri italiani a Berlino (uno dei due genitori e i pargoli, in grado di frignare in due idiomi diversi!). La sua mutazione è praticamente perfetta, solo i lineamenti  e l’accento (non sempre) tradiscono le sue origini!
4) Italiani a Berlino: Il simil Conquistador
Come il Conquistador spagnolo in America del Sud, lui non è venuto qui per conoscere la cultura autoctona (vivere in Germania), ma per riplasmarla a propria immagine e somiglianza (alias ricreare l’Italia a latitudini più alte). Solitamente possiede o lavora in Pizzerie e/o ristoranti che propongono piatti tipici della nostra cucina. Malgrado viva in Germania da una vita, spesso non parla il tedesco e se invece ci stupisce con effetti speciali ha un accento così forte della propria regione italiana di provenienza che nessuno riesce a capirlo. La sua cerchia di amici è tutta proveniente dal Bel Paese ed è solito offrire lavoro agli Italiani a Berlino appena giunti, facendoli entrare in quello che può rivelarsi un circolo virtuoso o vizioso… dipende dai singoli casi!
5) Italiani a Berlino: La chioccia che non sa dove fare l’uovo
Lui o lei è qui senza un motivo particolare (credo di rientrare, ahimè, in questa categoria!). Che cosa stia concludendo della sua vita non lo sa proprio, ma intanto si è trasferito e arriva a fine mese facendo cose, vedendo gente e salutando la mamma in cam come facevano un tempo i bambini nei programmi televisivi (cfr: “Saluto Mamma, Papà, mia sorella, i miei amici e tutti quelli che mi conoscono!“) Si studia le sue cosette di tedesco – facendo o avendo fatto un corso – si trova un lavoretto e tira a campare… forse tenterà il colpaccio iscrivendosi all’università tedesca, altre volte rimarrà solo un altro iscritto al gruppo “Italiani a Berlino” di Facebook, rimanendo completamente anonimo sino a che non avrà un’illuminazione lungo la via di Damasco sul cosa fare della propria vita.
6) Italiani a Berlino: Valeria, Francesca, Mario e Giuseppe…
Loro sono qui per semplice e pura comodità. Hanno nomi comuni e storie comuni, potrebbero vivere ad Ancona come a Fiuggi, ma hanno scelto di stare a Berlino semplicemente perché il costo della vita è significativamente più basso che in Italia. Rispetto alle gallinelle di cui sopra non attendono alcuna svolta nella propria vita, fanno le loro cose ed i loro lavori senza aspettarsi chissà quali colpi di scena. Mangiano, vivono, amano e muoiono tranquillamente, parlando tedesco (chi più chi meno) senza porsi alcun problema!
7) Italiani a Berlino: Il fricchettone
Tra gli italiani a Berlino lui è in assoluto quello che boh, a me sta quasi sempre più sulle balle. Solitamente ricco di famiglia, si trova qui solo per fare festa nelle strafighissime discoteche e nei centri sociali della Hauptstadt. In generale non fa nulla della sua vita – si, a volte lavoricchia, ma più che altro per ammazzare il tempo, tanto alla fine a pagare gli sperperi (pochi rispetto a quelli di cui potrebbe esser protagonista se vivesse in Italia) ci pensa Pantalone (aka Mamma e papà)  – e passa le sue serate a bere birra, drogarsi e fare festa. Chiaramente sa già che prima o poi la sua vita dovrà cambiare, ma per ora non ci pensa… lui è qui ed ora (beata ingenuità!) e questo basta. Quando la vacanza finirà potrà raccontare  un sacco di cose ai propri figli!
8) Italiani a Berlino: La famiglia Pocahontas
Oltre il fiume cosa c’è…?!” cantava Pocahontas sulla sua piroga nell’omonimo film Disney, prima di scoprire che alla fine del corso d’acqua ci fosse una cascata. Come Pocahontas anche la famiglia simil Mulino Bianco ha intuito che forse al termine dell’esistenza in Italia – attenzione, ci stiamo pericolosamente avvicinando a concetti filosofici! – potrebbe esserci, se non una cascata, una serie di rapide. Per assicurare una vita dignitosa ai propri figli, questo caro nucleo familiare ha fatto armi e bagagli e si è trasferito in Germania, dove i pargoli sono nati (spesso) e crescono. La nuova generazione è pertanto perfettamente bilingue (grazie alle scuole apposite ed alle baby-sitter italiane facenti parte della categoria 3) e godrà di tutti i pro (se sono sfigati solo di tutti i contro) di entrambe le culture. I genitori lavorano nel proprio settore di studio, solitamente avendo iniziato in inglese, e parlano più o meno correntemente il tedesco… a volte usano i figli come interpreti e traduttori simultanei.
9) Italiani a Berlino: L’artista che ha un progetto
L’ultima tipologia di Italiani a Berlino non poteva che essere questa. Andando in giro per la città e conoscendo gente la seconda o terza frase che sentite pronunciare più spesso – sia da tedeschi che da stranieri – è  la seguente: “Io sono qui perchè… perchè ho un progetto!“. Tutti, anche l’ultimo dei mentecatti, ha un progetto che crede di poter realizzare a Berlino. Suona i bonghi? Fa installazioni con i preservativi usati? È in grado – incredibilmente – di cantare tutto l’inno francese, tedesco ed italiano a suon di rutti e scoregge? Quale che sia la sua abilità lui ha un progetto per svilupparla qui in città, quindi – se siete particolarmente sfortunati – tenterà di coinvolgervi o comunque vi attaccherà una pezza di almeno 3/4 d’ora sulle incredibili possibilità che la capitale tedesca offre a coloro che sono in grado di suonare il clarinetto con il sedere! Per dovere di cronaca devo anche segnalare che tra loro – rari come i vicini di ombrellone strafighi sulla spiaggia in Agosto – vi sono anche dei veri artisti, cioè quelli che fanno roba seriamente definibile come “arte” e che effettivamente hanno capito che Berlino è un’ottima vetrina per le loro opere. A loro va il mio plauso ed anche la mia ammirazione!
Dite che ho scordato qualcuno? Boh spero di no… comunque 2700 parole mi sembrano abbastanza per oggi!
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