Sanremo visto da Berlino

Chi mi segue su twitter (e quindi dal numero – esiguo – dei miei soliti lettori del blog eliminiamo quelli meno tecnologici: ne rimarrà solo uno!) sa perfettamente che io sono un fan del Festival di Sanremo. La cosa peggiore è che lo ammetto e ne vado pure fiero.
Per me Sanremo è un momento di puro patriottismo ed amore per l’Italia, ‘na roba di quelle che credo che la maggior parte della gente provi unicamente alle finali, vinte, dei mondiali o quando si ritrova in un paese straniero, disperso, senza sapere dove andare e si incontra un italiano che vive nel posto che li aiuta! (Per chi non lo sapesse io gioco a fare il buon samaritano qui a Berlino, come esco di casa o torno dall’aeroporto mi rimorchio sempre un paio di vecchi, du’ famigliole, 3 pischelli e do loro indicazioni. Una volta di ritorno da Schönefeld ero arrivato a un gruppo di 8 persone, sconosciute tra loro e sconosciute anche al sottoscritto, che mi seguivano. Na roba che manco le guide cinesi al Pergamon Museum!)
Comunque, dicevo: per me vedere Sanremo è una goduria! Mi imbambolo davanti alla TV (o al video in streaming sul computer) come Berlusconi davanti ad una classe di studentesse porche giapponesi o una velina davanti a un calciatore! La cosa peggiore di tutto questo è che non solo lo guardo, ma convinco tutti i miei amici a rincoglionirsi per 4 ore e mezza a casa mia o a leggere le mie cagate su twitter e facebook (l’anno scorso la mia migliore amica catalana ci era cascata, ma dopo manco un’ora ha ceduto e credo che non sia più la stessa da allora: sospetto abbia fatto riverniciare le pareti di casa perchè per un mese deve aver scritto, di notte, con le unghie sul muro “anna tatangelo anna tatangelo anna tatangelo”. Anche il mio capo tedesco al locale è un fan del Festival di Sanremo e della musica italiana quindi l’anno scorso comprendeva la mia sofferenza nel lavorare il giorno della finale, poi però mi ha detto che adora Milva e ciao; una comparsata – non così difficile in effetti considerando gli ospiti soliti – di Milva l’avrei pure potuta sopportare, ma cazzo magari guardare il festival con qualcuno che si gasava lì vicino no, mai!)
Mentre eseguo il mio rituale annuale di Sanremo, poi, io twitto. A più non posso, una roba che se si potesse votare per tweet piuttosto che per sms potrei far vincere addirittura un cantante decente, potrei stroncare sul nascere tutti quei maledetti che seguono i talent show e addirittura tutti i campani che evidentemente sono esenti dal pagare la bolletta del telefono e votano i loro cantanti neomelodici del ciufolo!
La gente su internet è spietata, non je ne fa passà una: una roba che davvero capisci perchè in Italia prima di uscire di casa le ragazze ce pensano 45 lustri a cosa mettersi, e qui invece vanno in giro anche con una coperta addosso stile “giorno_di_ciclo_non_esco_di_casa_manco_morta_ famme_er_tè
_amò_o_me_te_inculo_a_tempo_co_la_marcia_de_radetzky”. (giuro che una una simile fattispecie non è inventata, alla fermata dell’U1 di Warschauer Straße ho realmente visto una tipa andare in giro con una coperta addosso. No, non era un poncho, era ‘na coperta!)
Cioè gli italiani (io per primo) non te ne fanno passare una: quella è chiatta, quella è vecchia, quella è un cesso, quello è finocchio. L’unico su cui non hanno potuto dire nulla sull’aspetto è stato Renga, che da innumerevoli edizioni di Sanremo a questa parte rimane sempre un gran manzo e ricorda a tutti noi che Ambra dopo essere stata un’imbecille in pubertà, poi ha ricevuto l’illuminazione sulla via di Damasco ed è diventata la volpe più furba nel pollaio!
Comunque oggi Fazio ha molto carinamente salutato anche noi italiani all’estero (non so quanti siamo a guardare il festival, pero credo che in Germania un paio de altri imbecilli come me ci stanno, anche perché la TV tedesca fa dei programmi orrendi – ed è un piacere dirlo pagando il canone tedesco! – e visto che i film iniziano alle 20 – orario per me inumano – o li becco iniziati, oppure ci rinuncio proprio!) e poi ha avuto come ospite internazionale Paolo Nutini. Il cantante – figlio di un emigrato italiano, scozzese di nascita e nazionalità – ha esordito, prima di cantare due canzoni del suo repertorio, con una cover di Caruso, di Lucio Dalla.
Il popolo di twitter si è diviso tra chi lo ha osannato e chi invece gli ha consigliato di imparare l’italiano prima di andare a cantare a Sanremo (peraltro manco fosse sempre stato il sogno della vita sua, bah!).
Ora… io sinceramente ero quasi commosso da questa scelta di Fazio e della Direzione Artistica (che comunque con gli ospiti internazionali hanno dimostrato di avere buongusto e di non essere affatto banali: Cat Stevens, Rufus Wainwright, Damien Rice, Paolo Nutini e domani Stromae, al di là del fatto che il Festival fosse un mortorio quest’anno e le canzoni praticamente tutte da buttare nel cesso, senza manco aver prima tirato lo sciacquone!). Ho trovato molto interessante innanzitutto il fatto di aver invitato un artista giovane. (Ok conosciuto, ok che il suo genere piace anche o può piacere anche ad un pubblico più maturo – certo se invitavano Sven Väth la metà delle mummie in sala moriva sul colpo! – ma comunque Paolo Nutini è più giovane di credo il 99% degli artisti in gara e sicuramente ha 1/7 degli anni della metà della platea dell’Ariston). Ma poi quello che ho trovato veramente interessante è stato il fatto di averlo fatto iniziare, al Festival di Sanremo, tranquillamente, con una canzone che è veramente un pezzo indimenticabile della storia musicale italiana, proprio lui che – in qualche modo – è legato all’Italia, non solo nel nome ma anche nel sangue. Ho trovato bellissimi anche gli errori di pronuncia.
Non so, volevo dirlo, perché in fondo come italiano all’estero, che un po’ aborrisce alcune cose tipicamente italiane e dall’altra parte invece è fiero di molte altre, questo pensiero che è un po’ un richiamo a chi è nei miei panni (inteso non come persona fisica, ma comunque ai possibili futuri figli o nipoti, che potrebbero essere italiani di seconda o terza generazione nati e cresciuti all’estero, miei o di chi per me), mi è sembrato veramente bello. Davvero Grazie!
Basta, oggi solo questo. Niente dritte della mamma, niente aneddoti su mia nonna (ne avrei un paio su mia sorella, ma poi mia madre je racconta del blog, lei in un momento in cui non ha nulla da fare mi legge, si incazza. no no lassamo perde va!), niente robe strane. Unicamente un pensiero. In fondo la vita di un ragazzo a berlino è anche questa!
Vi lascio con un video di Nutini che canta Caruso ad un concerto a Milano.

P.S. Per chi fosse curioso: si, seguo pure l’Eurovision e lo rivendico con orgoglio! (cit.)
P.P.S. Si, ho paura anche io. Due post in meno di una settimana, credo che il Demone dell’Inadempienza (cit.2) mi punirà!
P.P.P.S. Comunque io tifo Arisa e Renga, no così, per dire!
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Informazioni su andreambetti

Andrea Betti (che ormai si presenta a tutti come "Andrés" perchè è stanco di farsi chiedere se sia nato donna!) è un ragazzo come tanti, di quelli che passano più tempo a disperarsi per il futuro che incombe, piuttosto che a vivere il presente che li incalza. Dal 2010 vive a Berlino, ha studiato Comunicazione alla Sapienza di Roma ed adesso fa tutta una serie di lavori che neanche lui capisce fino in fondo cosa abbiano a che fare l'uno con l'altro: lavora in un locale, fa traduzioni, scrive testi, articoli per giornali e blog e pure due robe per la TV e la radio, così.
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4 risposte a Sanremo visto da Berlino

  1. Frou Svedese ha detto:

    Quella di twitter non sono io a questo punto, però seguo anch’io il festival di Sanremo (solo se all’estero, più o meno per sentire lo stesso senso di appartenenza a qualche mistica entità) e, purtroppo, critico/twitto. Che è metà del divertimento nel guardare il festival, soprattutto se sei circondato di Svedesi e/o altri tuoi connazionali che il Festival lo schifano proprio. Altrimenti tutti quei commenti carichi di acidità chi li ascolterebbe? Andrebbero persi per sempre e questo è male.
    PS: alla fine ha vinto Arisa, contento? Io mi sarei giocata un braccio su Renga anche se tifavo Sinigallia. TIfare l’unico eliminato ti fa sentire un po’ sfigata, però.

    • andreambetti ha detto:

      Concordo in pieno. I commenti acidi del Festival devono trovare uno sfogo, altrimenti rimangono dentro e ci rendono brutte persone! (Peraltro vuoi mettere la goduria – se stai con stranieri – di commentare e spiegare assieme, dando nozioni di cultura generale italiana degne di “Gente”? “Lui è il figlio di un grandissimo cantautore italiano e sta con quella maggiorata lì”, “quella non lo diresti mai, ma ha 26 anni, sembra mia nonna, e sta con un tipo che ha lasciato la moglie per lei”. Ah, pura, vera goduria!

      P.S. Sto sentendo in loop la canzone di Arisa come se non ci fosse un domani. Ma nel frattempo – complice la maledizione del Festival, che dopo 5 giorni ti farebbe sembrare orecchiabile e quasi stupenda anche una melodia suonata da un sordo con le unghie sulla lavagna, ho rivalutato anche Noemi. Su Renga, beh mi è dispiaciuto non fosse sul podio, comunque io per la sua vittoria un braccio non me lo sarei giocato, ma in compenso per lui mi giocherei anche una gamba! Sinigallia, come si dice a Roma, non l’ho proprio coperto!

  2. basblonde ha detto:

    per me Paolo Nutini è stata la cosa migliore dell’intero festival.non ho letto le critiche,ma se veramente ci sono state io piuttosto direi:1)Fazio,prima di invitare qualcuno,informati se parla o meno la tua lingua(è risaputo che Paolo non parli l’italiano,al massimo sa qualche parola/frasetta);2)non è che se uno ha dei parenti italiani parli italiano,se in casa non gliel’hanno mai insegnato;3)voglio sentire tutti loro cantare in inglese e dubito che abbiano un perfetto british accent!Queste persone dovrebbero solo applaudire Paolo Nutini(e magari mentre lo fanno potrebbero mette le loro teste tra le mani,in moda da schiaffeggiarsi per l’inutile saccenza)

    • andreambetti ha detto:

      Scusami se ti rispondo solo ora, avevo completamente perso la segnalazione del tuo commento. Comunque concordo con te: l’italiano non è – purtroppo – una lingua molto conosciuta all’estero e, seppur sia un peccato, a volte capita che le seconde o terze generazioni di italiani emigrati non siano in grado di parlarla. È anche vero, comunque, che la maggior parte dei nostri connazionali che pure vivono in Italia la parlano male loro stessi (per non parlare poi del fatto che la percentuale di chi parla una seconda o terza lingua a livelli accettabili è scandalosamente bassa). Tutto questo per dire che fanno davvero ridere quelli che criticano Nutini possono solo che fare pena (poi per carità, ci sta anche sorridere per un accento straniero o per come suonino diverse le parole… io stesso lo faccio, però appunto, l’intento è diverso!). Comunque concordo, Nutini è stato sicuramente uno dei momenti migliori, se non il migliore, di questo festival un po’ triste e bruttino.

      Grazie per essere passata 🙂

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