Assicurazione Sanitaria Tedesca – una settimana da incubo

Mi ero ripromesso che sarei tornato su questi lidi e oggi, guarda un po’, decido di farlo. Non che qualcuno ne sentisse la mancanza eh (oddio in realtà si, un paio di persone – ma proprio 2 – mi hanno chiesto di tornare a scrivere: è evidente che la gente al mondo si annoia!), però vabbè, io in fondo un po’ sentivo il bisogno di sparare un paio di stronzate gratuite, ché i tweets sul Festival di Sanremo non mi bastavano.
Oggi voglio parlarvi della mia crisi di panico dell’ultima settimana e mezzo, che mi ha portato quasi a girare come un peripatetico per Berlino nel tentativo di risolvere un problema che tutti gli stranieri in Germania ben conoscono, ma che io avevo nascosto sotto al tappeto da più di un anno: l’ assicurazione sanitaria tedesca.
Partiamo subito da alcuni presupposti, prima di raccontare la storia dall’origine:
1) Io sono l’uomo più sfigato del mondo, una roba a livelli tali che una volta stavo fuori dal cinema e credo che un pipistrello mi abbia cagato su un braccio, perché qualcosa mi ha lasciato sul bicipite un ricordino marrone grande come un dito;
2) Sono in grado di complicarmi la vita a livelli tali che in confronto un dialogo tra le ragazze Gilmore, mamma e figlia, sembra lo spelling della parola “abaco”.
Detto ciò, un paio di settimane fa il ragazzo con cui stavo uscendo decide di farsi sentire (succede a scadenze quasi bisettimanali, come le tavole di zerocalcare sul blog) per comunicarmi che, dulcis in fundo, aveva una piccola infezione che forse mi aveva trasmesso.
Ora, come tutti voi ben sapete quando questo accade ci sono due cose che la nostra mente, direttamente in pilota automatico, compie:
1) googlare il nome della malattia/infezione/sintomo e leggere di tutto sui peggio forum femminili in cui le donne parlano di robe veramente astruse che capita loro di vedere saltapicchiando da uno stelo all’altro come ninfe infoiate (ahò ma dove li rimediate ‘sti omini co’ tutte queste malattie, fate cruising a Lourdes?)
2) whatsappare al vostro amico medico/infermiere per farsi diagnosticare la gravità della cosa.
Ora, posto che il mio caso – fortunatamente – era una minchiata, decido di non tirare giù comunque tutti i santi del calendario e cerco di capire se ho effettivamente fatto tombola co’ sta roba, oppure se era un falso allarme (er 7 è uscito? Ma che uscito, sennò avevo vinto da mo’!)
Allora… il mio problema con le malattie – tutte, indifferentemente – è il seguente: sono ipocondriaco, odio andare dal dottore (mi vergogno come un ladro, nemmeno dovessi confessare ogni volta che sono lì perché mi si è incastrata una lampadina nel sedere e non che ho un semplice raffreddore!) e non ho l’ assicurazione sanitaria tedesca.
Ora, per chi non lo sapesse, io nel mio blog tentavo, tra una minchiata e l’altra, un tempo, di dare informazioni utili a chi volesse conoscere un po’ la vita di un italiano a Berlino. Quest’oggi tocca la lezioncina sulla Krankenversicherung (l’assicurazione sanitaria tedesca, appunto. Per maggiori info vi riporto un post più serio e seriamente utile sulla krankenkasse).
L’ Assicurazione Sanitaria Tedesca costa uno sproposito (per carità, è vero che vai dal medico e dallo specialista e i massaggi e lo yoga e una cifra di robe non le paghi, però l’anno che invece – ringraziando Asculapio, sempre sia lodato – sei stato sano come un pesce, hai pagato una tombola e ciao!), una roba come 150E al mese (ma comunque dipende dal reddito, in realtà non so bene perché metà la paga il datore di lavoro, l’altra metà dipende da quanto guadagni e i figli e boh, tanto io guadagno una miseria, non ho figli ed il mio contratto di lavoro non prevede questa clausola, quindi ciccia).
Tutti coloro che vivono in Germania sono tenuti ad averla (ed a pagare!), anche quelli già in possesso della Carta Sanitaria Europea (insomma quella che tutti noi in Italia tiriamo fuori unicamente per comprare le sigarette al distributore) se risiedono in Germania (hanno fatto l’Anmeldung) da più di 3 mesi. Ora voi direte: E tu dopo 3 anni e passa perché non ce l’hai? Eh, eh eh… perchè praticamente in un momento di ristrettezze economiche ho scoperto la piccola clausola legislativa (sconosciuta pure a quelli della Krankenversicherung, che daje che mi dicevano al telefono “lei non capisce perchè è straniero” e alla fine m’hanno mandato a casa una lettera con scritto “lei aveva ragione”… ho provveduto a incorniciare la su detta lettera perché credo che sia la prima volta che un tedesco dia ragione ad un italiano nella storia di tutto l’Occidente!)… dicevo, ho scoperto la piccola clausola legislativa per cui SE sei cittadino europeo e SE hai un’ ass. privata del tuo paese (quindi non quella nazionale delle sigarette!) che vale anche all’estero, allora non sei obbligato a farti quella tedesca, NEL CASO IN CUI tu abbia solo un contratto di lavoro da Mini-job (massimo 450E al mese). Capite bene anche voi perchè il gioco da tavola Carcassone sia made in germany!
Ecco, praticamente questa era la mia situazione, quindi io ho evitato ‘sta mazzata dell’ Assicurazione Sanitaria Tedesca per un anno e passa e, stoico, non sono andato dal medico manco quanno c’avevo 39 di febbre (perché è vero che ha valore, ma io l’espressione dei medici berlinesi quando je spieghi tutta ‘sta manfrina qui e loro non sanno a che santo votarsi per fare le loro cose al computer e fasse pagà da qualcuno io l’avevo vista solo a mia madre il giorno che mi presentai coi capelli biondo platino alla cerimonia di non so che di mia sorella carabiniere!)
Bene, a parte ‘sto giro, niente… decido di andare dal medico e… Überraschung! (trad. “sorpresa”), non mi ero accorto che la mia ass. fosse scaduta il 31 Dicembre. Panico. E mo’ che faccio? Chiamo mio padre:
Ma, ehm scusa la polizza assicurativa che tu paghi per entrambi secondo un non ben chiaro contratto non scritto tra noi con cui io ti ho inculato ormai anni or sono?
Al che la risposta di mio padre, candido e ingenuo come Bambie all’apertura della stagione di caccia:
Mmmm credo che… a mio parere… beh insomma avrebbe senso dire che…. anche se non hai alcun foglio che attesti che sei assicurato, neppure in italiano, né in dialetto milanese, beh secondo me se dici al medico tedesco che de ‘ste robe non sa nulla, già ti odia perchè non gli hai portato la sua rassicurante tesserina sanitaria tedesca, che non ti conosce (d’altronde hai evitato tutti i medici per più di un anno solare!) io credo che lo capisce. Tu spiegaglielo!
Ora, a parte il fatto che io di fronte ai medici mi inebetisco anche se devo parlare Italiano e rispondo “si” a tutto perché mi mettono in soggezione (le fa male la testa? Si. Ha mai fatto sesso con un dragorugoso di norvegia? Si. Ma allora si è inventato tutto, non è vero che vomita da 7 giorni come se fosse a una settimana dalla notte degli oscar e dovesse perdere 2 Kg per entrare nel vestito da sera? Si.) di fronte a quelli tedeschi non ne parliamo, perdo proprio la capacità di salivare e mi si secca la lingua nemmeno avessi mandato giù una bottiglia di sabbia!
Ok, l’alternativa millantata da mio padre è evidentemente una non-alternativa. Non resta altro che dire addio a quel comodo compromesso con colui che mi mise al mondo e compiere il grande passo: tornare all’ assicurazione sanitaria tedesca e spendere ‘sti 150 pippi mensili (che possono essere dimezzati se riesco a convincerli che sono iscritto ad un’università in Italia, cosa peraltro vera perché essere fuoricorso è uno stile di vita!).
Armato di buona volontà vado alla sede della mia vecchia Krankenversicherung: sono le 17 e questa chiude alle 18 dopo aver atteso una ventina di minuti una ragazzina che avrà forse finito ieri la materna mi sorride – sembra uno scoiattolo! – e mi fa segno di accomodarmi come suo ultimo cliente di una giornata lavorativa presumibilmente iniziata alle ore 9 A.M.
Comincio la mia cantilena: ero già cliente, ho smesso. sono straniero e sono studente, vivo in germania ma studio in italia. devo fare delle analisi, non dico urgentissime, ma se non me le fate abbinare al controllo prostatico che fanno i vecchi magari è meglio. si la mia ass. sanitaria era privata, ma è italiana non tedesca (in Germania se sei passato da una statale ad una privata non puoi più tornare indietro, è come il ponte dei film di Indiana Jones che si disfà sotto i tuoi piedi appena l’hai sorpassato).
Sono certo di aver visto la morte negli occhi della scoiattolina assicurativa! Quando ha sentito il mio accento italiano li aveva già spalancati, temendo che non ci saremmo mai capiti neanche ricorrendo al gioco dei mimi o pictionary (alla fine invece m’ha fatto pure i complimenti per il tedesco: a parte che sei bugiarda, ma cavolo, sto qui da prima che tu nascessi, almeno con un discorso soggetto – predicato – complemento je la posso fa, poi lassa perde che ho sbagliato un paio de preposizioni qui e lì e che pe’ sicurezza prima di entrare me so dato ‘na ripassata al dizionario che manco alle versioni di greco a scuola credo d’aver letto tanto rapidamente i bigliettini che ci passavamo!). Comunque, la tipa malgrado un enorme sforzo non riesce a darmi una certezza che sia una ed alla fine decide che si, forse si può fare, che mi arriverà una lettera a casa con l’accettazione e il bonifico, se tutto è in ordine io pago, quindi je mando una fotina mia bella e loro mi mandano la tesserina nuova (io gli ho fatto vedere la collezione che avevo di tutte quelle loro vecchie, lei mi si è un pelo agitata e mi ha ritirato tutto, come faceva la maestra a scuola quando mi beccava con le figurine, vabbè!)
Toccava riesumà la strategia di mio padre o quella sempreverde dell’italiano gnorri che va con la tessera del tabacchino e sfodera una faccia come il culo che la metà basta. Eddaje!
Cerco uno specialista italiano, sperando che il cameratismo ed il patriottismo mi aiutino a risolvere il problema. Non ce ne sono a Berlino. Ok, va bene, proviamo a bussare alla porta dei cugini: cerchiamo lo specialista spagnolo (tanto ormai la mia migliore amica catalana è a un passo dal piangere ascoltando l’inno di mameli, io faccio una tortilla da paura, diciamo che se pò fa!). Lo specialista spagnolo ha lo studio in un posto che ad occhio e croce è ubicato tra il Villaggio dei Puffi e La Barriera ghiacciata del Trono di Spade: della serie, vabbè, se devo arrivare così lontano vado direttamente a fare il Cammino di Santiago e spero nella grazia divina!
Ripiego su uno specialista segnalatomi dal mio dottore generico, che si premura di dirmi che il tipo parla inglese (o turco). Ma tu guarda te se uno riesce a spiccicà du’ parole de tedesco in questa città. tra l’altro io odio parlare inglese e di termini medici so veramente 0. Vabbè. Niente, vado e la segretaria mi dice, chiaro e tondo “appuntamento tra tre settimane oppure vai da un’altro!” Cioè, cavolo, e menomale che avevo solo il sospetto di una piccola infezione, perché se mi stava cascando l’uccello era meglio che cominciassi a pensare a che gonna indossare!
Niente. L’angoscia del medico diviene crescente, quella di fare buchi nell’acqua attendendo le calende greche (senza manco poter “uscire col tipo”, peraltro) in attesa di un appuntamento in cui magari il dottore mi dirà che senza l’ assicurazione sanitaria tedesca mi attacco riccamente ha praticamente raggiunto livelli spaziali. Decido di dare fondo a tutta la mia cultura televisiva e di fare ciò che farebbe un qualsiasi personaggio di Queer as Folk: rivolgermi agli ambulatori delle associazioni LGBT che effettuano test di ogni tipo in maniera anonima (ed evidentemente senza chiedere la tessera sanitaria!).
Comincio la ricerca: ci sono centri per lesbiche, per uomini, centri che aprono solo il pomeriggio, altri unicamente la mattina, alcuni hanno giorni riservati agli studenti, altri ai disoccupati, altri a chi ha già malattie veneree (non ho capito, si rifanno gli stessi test per sicurezza, come quelli che al lotto giocano sempre gli stessi numeri “tanto prima o poi escono”? Boh!). Ad una ricerca più approfondita sono convinto che ne avrei trovati alcuni riservati ai bears (d’altronde capisco anche che se si beccano loro le piattole sono cavoli!). Alla fine, oggi (visto che ho aspettato la letterina dell’ assicurazione sanitaria tedesca per una settimana, ma non è arrivato nulla!) riesco a trovare un centro, non lontano da casa, che effettua anche il test che serve a me (la maggior parte offrono unicamente i test per le malattie più gravi, non è che stanno lì ad accogliere tutte le drag a cui si è spezzata un’unghia, in questo caso mi infilo nella categoria!)
Posso dirlo? Un sogno. A un certo punto pensavo di essere davvero in una puntata di Queer As Folk. Nel quartiere gay di Berlino, Schöneberg, c’è questo centro (http://www.mann-o-meter.de/) gestito da volontari (da quello che ho visto, non so se forse i medici sono pagati, sinceramente non ho letto tutto il sito!). Il signore all’ingresso è molto disponibile e mi dice che a partire dalle 18 si fanno tutti i test che voglio, peraltro alla modica cifra di 25 euro totali (io ero già pronto col machete per tagliarmi le vene all’idea di quanto mi sarebbe costato questo scherzetto!).
Ok, alle 18 in punto sono lì. L’atmosfera è veramente rilassata: sui divani di fronte al bar interno c’è un gruppo di ragazzi che sta partecipando ad una delle molte riunioni che vengono organizzate dal Centro. Io faccio la fila per compilare il questionario anonimo, subito dietro ad una coppia, anche questa formata da stranieri. Tutti i moduli sono disponibili sia in inglese che in tedesco. Il signore che mi spiega tutta la procedura mi suggerisce a quel punto un check-up completo, tanto rientra nel prezzo. E vabbè, io sono sicuro, ma appunto, farmi prelevare anche un po’ di sangue non mi ucciderà, va bene, we have a deal. (Peraltro io sono la copia sputata di mia nonna: se mi dici all-inclusive io mi faccio tutto, pure una visita ginecologica a gambe aperte, figuratevi che lei a Pasqua mi inseguiva a messa per dirmi “fai la comunione oggi, che c’è il pane vero, mica l’ostia!“)
Dopo 2 ore (la mia coinquilina mi aveva accompagnato e credo si sia messa a rantolare aspettandomi, era l’unica donna!), un’amabile chiacchierata sulle malattie sessualmente trasmissibili con un gioviale “esperto” che sinceramente è riuscito anche a dirmi un paio di cose che io non conoscessi già, sono fuori. I risultati che mi interessano saranno pronti tra una settimana, chiamo, dico il codice che mi hanno dato e tschüssi. Nel frattempo mi hanno già comunicato che non ho né l’HIV, né la Sifilide. Io in realtà c’avrei messo la mano sul fuoco perché faccio sempre sesso protetto (quelle rare volte che capita di battere chiodo!), però ovviamente c’è quel momento della verità in cui ti stanno per leggere i risultati che davvero avresti voglia di dire “no guarda Maria, chiudi la busta e basta, ciao, non mi interessa saperlo più!”. Peraltro figuratevi con un tedesco: loro hanno la capacità di non muovere manco un muscolo facciale quando parlano che fa davvero paura (oggi in metropolitana ne avevo uno davanti che parlava al cellulare e ve lo giuro sembrava un ventriloquo!), in più io soffro la sindrome dell’immigrato decerebrato: anche se capisco tutto ho sempre il dubbio di aver capito fischi per fiaschi, però mi vergogno a chiedere di ripetere (avrà detto che sua madre è di francoforte oppure che le piace il panforte? Ma cioè… negativo vuol dire che il test è negativo, oppure ha detto negativo per dire positivo? Ma è possibile che magari mi fa gli scherzetti? Oddio non si scherza su queste cose, ma vai a sapere, questi la domenica sera si riuniscono in religioso silenzio a guardare la mitica Krimiserie in TV, una fiction poliziesca che tiene incollate famiglie di tedeschi ormai da anni, che ne sai.. è evidente che so’ strani!).
No vabbè, tutto questo post era per dire che:
a – sono tornato (forse)
b – ci sono questi centri a Berlino (anche a Roma eh, non voglio spalare sterco sul Bel Paese) che sono veramente fantastici
c – l’ assicurazione sanitaria tedesca è il mio incubo.
[ Per chi si fosse preoccupato: non ho nessuna strana malattia e non morirò presto… oddio non si sa mai, ma comunque nel caso le due cose non sarebbero correlate! ]
Comunque ben ritrovati!
Annunci

Informazioni su andreambetti

Andrea Betti (che ormai si presenta a tutti come "Andrés" perchè è stanco di farsi chiedere se sia nato donna!) è un ragazzo come tanti, di quelli che passano più tempo a disperarsi per il futuro che incombe, piuttosto che a vivere il presente che li incalza. Dal 2010 vive a Berlino, ha studiato Comunicazione alla Sapienza di Roma ed adesso fa tutta una serie di lavori che neanche lui capisce fino in fondo cosa abbiano a che fare l'uno con l'altro: lavora in un locale, fa traduzioni, scrive testi, articoli per giornali e blog e pure due robe per la TV e la radio, così.
Questa voce è stata pubblicata in vivere a berlino e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Assicurazione Sanitaria Tedesca – una settimana da incubo

  1. Frou Svedese ha detto:

    Ma quanto ci piacciono le (dis)avventure mediche estere? 🙂 Bentornato (io mi vanto di essere una dei due che ti ha esplicitamente chiesto di tornare a scrivere, sappilo!)

    • andreabetti ha detto:

      In effetti mentre scrivevo non ho potuto fare a meno di pensare a te ed al tuo dentista (mi è anche venuto in mente che magari tu avevi scritto dentista per essere un pelo più fine, ma in realtà volevi dire ginecologa @.@ ormai mi faccio i filmini da solo! ahah)

      Comunque vantatene pure (non so con chi, ma vabbè, tutto fa brodo quando la conversazione langue, lo capisco… non sempre gli appuntamenti vanno bene xD) dicevo, vantatene pure perchè sei proprio una delle due persone xD

      Un saluto!

  2. Frou Svedese ha detto:

    Il mio dentista era effettivamente un dentista 🙂 Ho anch’io una storia edificante sui consultori un po’ come la tua ma non so ancora bene che farne, che va bene parlare di denti ma poi a un certo punto un po’ di pudore ce l’ho anch’io. Pu… che? Pudore. Secondo me una sera quel post si scriverà da solo e ciao pudore.
    Me ne vanterò alla prima occasione utile! Tantissimo!

    Ciao 🙂

    • andreambetti ha detto:

      Il pudore è morto, assieme a Dio. Questo voleva dirci Nietzsche, ma nessuno lo ha capito. =P Attendo con ansia il post (lo accetto anche per via privata, nel caso in cui una notta questo si scrivesse da solo, ma tu al mattino ti facessi prendere dai sensi di colpa e ti vergognassi di ciò che hai fatto – una sorta di post-sbronza “oh no, non berrò mai più!”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...