Università italiana vs. università straniera – Capitolo 1

Die Hexe ist wieder da!
Sono tornato, non solo tra le pagine di questo mio piccolo spazio online, ma soprattutto in quel di Berlino. No, non me ne ero andato con la coda tra le gambe, ma avevo semplicemente usato i miei ultimi giorni di ferie per tentare il colpaccio e divenire – endlich(!) – un laureando dell’ università italiana! E tante care cose alle vacanze, saltate anche per quest’anno!
Ciò che conta – come mi hanno detto tutti negli ultimi giorni, maledetti ipocriti bugiardi(!)– è aver passato l’esame, visto e considerato che il voto racimolato non è proprio di quelli che renderebbero orgogliosi i genitori: è stato compiuto un altro piccolo passo verso il taglio dell’unico cordone ombelicale che mi tiene attaccato al Bel Paese.
Ma la forza delle persone sta nel cogliere il buono nelle piccole cose, sì che anche un pidocchioso ed immeritato 19 possa trasformarsi in materiale per tentare di resuscitare questo mio spazio online. Potevo non cogliere allora un’occasione così ghiotta per paragonare il sistema universitario tedesco e la cara e deprecata università italiana? Domande retoriche a parte, eccomi qua!
In Italia siamo bravi in molte cose, ma quella in cui siamo veramente dei fenomeni – oltre che nel rimorchiare con un sorriso le straniere che si fingono ingenue pulzelle in balia del macho italiano – è buttarci giù: qualsiasi sia l’argomento di discussione il connazionale medio concluderà il discorso lamentandosi per la situazione del suo paese, facendo un paragone con l’estero (solitamente con gli USA, visti come il mondo perfetto in ottemperanza all’ormai pleonastico mito americano, ma anche con Mamma Germania!) e poi facendo spallucce – che, badate, è la parte più importante del discorso – concludendo la riflessione con un “vabbé, ma d’altronde è l’Italia!”, come se la conformazione dello Stivale non permettesse per ragioni fisiche e lapalissiane di fare altrimenti!
Tra gli argomenti più gettonati c’è ovviamente il sistema scolastico/universitario, un po’ perché parlare di lavori e stipendi sarebbe come sparare sulla croce rossa, un po’ perché in fin dei conti si può dire tutto ed il contrario di tutto e l’italiano tipo ha una conoscenza del metodo di studio all’estero che è pari alla mia preparazione in ingegneria meccanica (ed io sono convinto che le auto si muovano grazie a criceti che corrono su ruote e che la benzina serva loro per farli andare su di giri sniffandola!).
Ora… io non mi reputo uno dei massimi esperti di nulla, benché meno di Istruzione, ma avendo studiato per un anno alla Humboldt Universität zu Berlin ed essendo laureando (mi piace ribadirlo, giuda ballerino!) a La Sapienza di Roma diciamo pure che un paio di cosette in 4 anni le ho più o meno capite, sia sull’ università italiana che su quella transalpina.
Il problema di fondo, io credo fermamente, risiede nel fatto che tutti in Italia ritengono il modello tedesco sempre il migliore, anche perché tra l’altro è molto simile a quello anglo-americano, in cui i nomi di Oxford ed Harvard spiccano come fiori all’occhiello ed indiscussi centri del Sapere; roba che la stessa Minerva, se fosse una studentessa, non potrebbe fare altro che inginocchiarsi di fronte a sì tanto scibile! Tutte le classifiche degli atenei mondiali mettono i centri di studio anglo-americani al primo posto e noi non possiamo fare altro che prendere per oro colato quanto leggiamo, senza farci mettere la pulce nell’orecchio dal fatto che a scrivere questi studi sono proprio loro, gli americani e gli inglesi, che per ovvie ragioni hanno tutto l’interesse a tirare acqua al proprio mulino (d’altro canto se io dovessi spendere una vagonata di denaro per mandare mio figlio a studiare vorrei che la scelta ricadesse, almeno sulla carta, sul migliore ateneo possibile, ché mi pare chiaro che buttare soldi per la mediocrità o il peggio che passa il mercato non sia tra le cose più furbe del mondo!).
Quello che però queste classifiche omettono di specificare, relegando l’ università italiana troppo spesso all’ultimo posto ed alimentando il dibattito a tavola con gli amici, è che la differenza nel modo di strutturare la didattica tra sistema italiano e sistema anglo-sassone (e ci aggiungo anche quello tedesco) è abissale, un po’ come lo è la cucina giapponese da quella francese!

L’ università italiana aka il Caos!

L’ università italiana – e La Sapienza di Roma in primis – è un caos: una miriade di giovani si incontrano nei corridoi e si arrabattano per capirne il funzionamento, si laureano in ritardo e prendono fior fior di magistrali senza realmente capire a quale santo si siano votati per riuscire a venire a capo della nostra burocrazia, delle segreterie e di tutte le mille e uno peripezie che devono passare – è un po’ il principio delle Fatiche di Eracle – per riuscire a prendersi un benedetto pezzo di carta.
Al contrario il sistema tedesco – e parlo di questo perché l’ho vissuto in prima persona, ma da quel che ho capito tramite amici che sono stati oltremanica quella inglese è assimilabile – è perfettamente strutturato ed organizzato (poteva essere altrimenti?) – una forza che spinge gli studenti a laurearsi, si adatta ai loro orari ed ai loro bisogni e fa in modo che questi possano studiare, ma al contempo vivere la propria vita di giovani e futuri portatori di sapere.
A vederla così appare chiaro quale tra le due opzioni bisognerebbe scegliere ma, come si suol dire, non è tutto oro quello che luccica!
Se è vero che l’ università italiana è pressoché invivibile ed ingestibile – costringendo i ragazzi a dimenticare le ferie (non vi è in effetti alcun periodo dell’anno in cui uno studente sia realmente al riparo da un esame, ma vi è sempre un appello o un periodo di lezioni che gli grava sul groppone, benché poi molti di noi rinuncino a prepararsi bene o a lavori/stage pur di tirare un attimo il fiato) – io l’ho sempre vista come una palestra di vita. Nel mondo del lavoro e nel corso della nostra esistenza poche volte – soprattutto di questi tempi – troveremo le cose perfettamente organizzate, gestibili e che ci calzino a pennello. Laurearsi a La Sapienza di Roma significa letteralmente imparare questo: riuscire a coniugare i propri interessi, i propri bisogni e la propria vita con degli orari delle lezioni spesso e volentieri assurdi, in aule lontanissime l’una dall’altra, convivendo con la congestione tipica delle strade di Roma, con segreterie che sono aperte ad orari inumani e con una burocrazia da far schifo. Riuscire a laurearsi a La Sapienza vi rende in grado di affrontare una qualsiasi sfida di sopravvivenza: se siete riusciti a discutere la tesi in quel di Piazzale Aldo Moro potete scalare l’Everest con i tacchi a spillo, state tranquilli!
Al contrario la Humboldt-Universität è una passeggiata in bici, pure in discesa: prenotarsi al Seminar che vi interessa è facile e basta un click, il professore vi dà il suo numero di telefono e la sua mail e – incredibile(!) – non manca mai di rispondervi (a onor del vero la mia tutor di tesi in Italia in questo è impeccabile, sono io che non ho capito perché perdo ogni volta le sue mail nella posta!). Oltre a questo le date degli esami escono con tipo quattro mesi di anticipo, in modo che chiunque, anche il più disorganizzato degli studenti (e qui non parlo dei crucchi ovviamente, ma dei tipi come me che purtroppo non sono in grado di pianificarsi una giornata o di seguire il proprio unico blog personale!) possa riuscire a tracciare un piano di studio. Oltre a questo le bellissime Semesterferien lasciano ai ragazzi qualcosa come due mesi di totale stacco dalla didattica: no esami, niente di niente. Solo voi, i vostri fottutissimi cazzi da sbrigare e la vita! Capite bene che uno inizia il semestre successivo con un mood che non ha nulla a che spartire con quello del ragazzetto italiano che si è portato i libri al mare o che molto più probabilmente ha deciso di partire una settimana senza niente che gli ricordasse le lezioni, ma con un carico di incubi notturni sull’appello di settembre che gli è costato 1/3 della chioma, oramai sparsa sul cuscino come il pelo di un gatto affetto da rogna! Certo tutto questo è bellissimo ed in effetti gli studenti tedeschi si permettono viaggi intercontinentali e vacanze che farebbero sbavare i nostri connazionali come il cane di Pavlov al suono del campanello… ma, quanti di questi giovani virgulti teutonici sarebbero poi in grado di vivere in un Mondo di Tenebra (cit by WhiteWolf), caotico ed oscuro, come quello che caratterizza l’epoca post-moderna in cui ci troviamo? Pochi, ve lo dico io!
L’unica nota dolente della “disorganizzazione buona” de La Sapienza è che a volte questa degeneri veramente in un qualcosa di macchiettistico e patetico, che spinge anche una persona pacata e tranquilla come me (scusate, qui avevo inserito la modalità “ironia”) a sbraitare al telefono in quel di Piazza Venezia contro tutti gli italiani. Ma cosa può essermi accaduto da aver quasi rimpianto la Germania nei miei unici 4 giorni in Italia, dove il sole (alternata alla pioggia, ché Fantozzi è in me!) baciava dolcemente la mia pelle resa d’alabastro dal tempo berlinese? Semplice ho fatto 6 ore di attesa per dare un esame orale, senza avere alcuna certezza reale sull’ora in cui sarei stato interrogato, aver visto il professore andarsene dopo un’ora lasciando tutto in mano ad una povera assistente che si è sorbita 60 studenti uno dopo l’altro e che – arrivata a me – era talmente stanca (come il sottoscritto del resto, che aveva dormito 2 ore quella notte!) che non sono riuscito neanche ad arrabbiarmi per le due domande in croce che mi ha fatto con l’unico tentativo di abbassarmi il voto visto il suo rodimento di culo ed il mio sguardo ormai spento (facevo fatica a tradurre in italiano concetti che conoscevo dal lavoro e che mi venivano in mente in tedesco!). Ok, non è successo nulla! (Viṣṇu astākśara mantra: Io mi inchino davanti a colui che dispensa sapere e liberazione.) Però porca eva, troppo difficile trattare gli studenti con umanità e comprendere che il fatto di essere iscritti all’ università italiana non significa che meritino di soffrire in un’aula attendendo i porci comodi di un professore che non si è manco preso la briga di effettuare il lavoro per cui è pagato, peraltro da loro?!
Bene, dato lo sfogo e considerata la lunghezza del post metto in stand-by il discorso e mi riprometto di pubblicare presto una seconda puntata per parlare della didattica, in Germania ed in Italia (tzé, vediamo chi la vince!)
Annunci

Informazioni su andreambetti

Andrea Betti (che ormai si presenta a tutti come "Andrés" perchè è stanco di farsi chiedere se sia nato donna!) è un ragazzo come tanti, di quelli che passano più tempo a disperarsi per il futuro che incombe, piuttosto che a vivere il presente che li incalza. Dal 2010 vive a Berlino, ha studiato Comunicazione alla Sapienza di Roma ed adesso fa tutta una serie di lavori che neanche lui capisce fino in fondo cosa abbiano a che fare l'uno con l'altro: lavora in un locale, fa traduzioni, scrive testi, articoli per giornali e blog e pure due robe per la TV e la radio, così.
Questa voce è stata pubblicata in cultura italiana, politica italiana, vivere a berlino e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

7 risposte a Università italiana vs. università straniera – Capitolo 1

  1. Frou Svedese ha detto:

    Bentornato! Sottoscrivo in pieno le tue parole. La Svezia è, come la Germania, un parco giochi della vita. Gli studenti devono fare carte false per essere bocciati a un esame, spesso hanno esami da fare da casa e tutto quello che possiblimente può facilitare la tua vita universitaria verrà fatto, L’anno scorso ho seguito un corso e alle esercitazioni risolvevamo gli stessi identici problemi dell’esame, solo con numeri diversi.
    Attendo la seconda parte! 🙂

    • andreabetti ha detto:

      Grazie mille del bentornato! ahah sto veramente cominciando a vedere la svezia come la succursale della germania (o viceversa!), il bello è che se poi provi a spiegare questa cosa a loro, gli altri (tipo lost) ti strabuzzano gli occhi e dicono “no, you don’t understand! we study a lot it’s only that you look at our method as italian!” -.-‘ eh si, come se noi vedessimo sempre il marcio <.<' =P

  2. Giorgio ha detto:

    Devo dirlo ai miei colleghi che sembra si facciano un mazzo quadrato ogni volta che hanno una Klausur allora: “ma di che vi lamentate, che avete due mesi di vacanza per non fare niente!” 😀
    In realtà del sistema universitario so poco e quello che so è solo di seconda mano. Però avendo studiato in Italia certo non rimpiango la disorganizzazione e lo “studio matto e disperatissimo”. L’università non dev’essere una condanna, tanto meno se poi al mercato del lavoro non ti prepara nemmeno in maniera adeguata. Comunque a quanto pare sono in molti a pensare bene del sistema tedesco: http://www.italianiaberlino.net/e-berlino-la-meta-preferita-dagli-studenti-stranieri-in-europa.html

    • andreabetti ha detto:

      Il sistema tedesco ha i suoi pregi e difetti… diciamo che ti lascia il tempo di fare le tue cose (approfondire gli argomenti, se vuoi)… ma appunto, da quello che ho visto io con i miei occhi è una libera scelta degli studenti. Ed io, detto fra noi, non mi fido molto delle libere scelte individuali. Sarà che io sono pigro, ma sai com’è… se a medicina facessero così come ho visto fare a Kulturwissenschaften io non mi farei curare volentieri 😉

      Un saluto e grazie di essere passato (e scusa per il ritardo della risposta =P l’ho detto che sono pigro!)

  3. Liliana ha detto:

    ciao, io sto combattendo contro la Sapienza e spesso ho davvero tanta voglia di mandarla AFC, le segreterie sono una barzelletta, questi qua hanno perso i miei documenti e io dopo 4 mesi di attese sono andata li su tutte le furie e la cosa che mi ha stupito di più è stato il fatto che loro mi guardassero come se io fossi quella sbagliata, la rompe conglions di turno che si è permessa di disturbare quelli della segreteria. Io sinceramente potessi tornare all’indietro nel tempo non avrei MAI scelto la sapienza. I professori sono dei finti geni magari pure bravi nella ricerca ma pessimi insegnanti con il re di roma dentro alla pancia, spesso sono lunatici e maleducati, il sistema informatico è un disastro e gli studenti sottomessi fino ai capelli… tra un po’ anche io dirò bye bye Italia e buongiorno Germania

    • andreabetti ha detto:

      Guarda io mi lamento molto, ma alla fine apprezzo La Sapienza per molte sue cose, tra cui anche il caos. Ripenso al mio primo semestre in Germania ed alle poche cose burocratiche da fare, ma col malus della lingua. Se non fossi stato forgiato nel crogiuolo della sapienza starei ancora a fare la fila per l’anmeldung xD).

      Prendiamo il buono di ciò che abbiamo 😉

      Un saluto e grazie di essere passato (e scusa per il ritardo della risposta =P l’ho detto che sono pigro!)

  4. Pingback: Case a Berlino: consigli su come trovare una stanza! | Un berlinese italiano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...