Italiani a Berlino: profonde verità e luoghi comuni

È una mattina come un’altra e sorseggiando il caffè mi ritrovo a leggere la pagina di Facebook dedicata agli Italiani a Berlino. Si perché ormai con i social network fortunatamente è pressoché impossibile non cadere in fallo e chiedere consiglio a chi più di noi se ne intende dellavita all’estero. A volte si fa ricorso a gruppi come questo per trovare lavoro o casa, altre solo per avere dritte su come riuscire ad entrare in possesso di un particolare ingrediente gastronomico (ché vi assicuro che nei supermercati tedeschi c’è di tutto… meno le cose che ti servono! Ricordo ancora la ricerca al Kaiser non della Pietra Filosofale, ma del più comune Sale Grosso, prodotto a cui in Italia sono dedicate intere mensole e che invece in Crucconia sembra essere sempre assente all’appello!)
Comunque… questa mattina uno dei 1878 utenti (dato reale, appena verificato, che ha lasciato anche me basito!)  ha iniziato la sua giornata segnalando in Bacheca il blog di una ragazza italiana in Australia, più precisamente un post sugli italiani che dal Bel Paese, pieni di bei sogni ed a volte solo questi, si recano nella Terra dei Canguri sperando di trovare l’America (questo accostamento è molto divertente e pura arte, vorrei che vi ci soffermaste un secondo, grazie!).
Leggendo quanto scritto da Sara (questo il nome della blogger), non ho potuto fare a meno di avanzare qualche paragone con la situazione di chi ha deciso di fare armi e bagagli e prendere un volo Easyjet/Ryanair e trasferirsi a Berlino, sperando di (ed a volte anche “riuscendo a”) trovare il Paese di Bengodi!
Posto che io stesso sono qui da poco più di un anno – ed in realtà non si sa neanche per quanto(!) – e che ricado e sono ricaduto in molti dei luoghi comuni di cui andrò a parlare, premetto sin da ora che per me ognuno è libero di vivere la propria vita – in Italia, all’Estero o nel Paesi degli Gnometti Loacker – come meglio crede, pertanto non me ne voglia nessuno se anche io ricado nello stereotipo degli Italiani a Berlino (o all’estero in generale) che pontificano dall’alto della loro posizione di “survivors”, come se coloro che sono (ancora) in Italia fossero unicamente cacche di piccione da scrostare dalla pavimentazione del terrazzo in confronto ai veri uomini forgiati dal fuoco di mille battaglie (vedi: Xena, Warrior Princess) come noi emigrati!

Italiani a Berlino vs. Emigrati in Australia

Non ci vuole una laurea in geografia per capire la differenza abissale che intercorre tra un trasferimento dall’altra parte del nostro globo terracqueo e l’acquisto di un biglietto low-cost per la capitale crucca.

Se qualche italiano ha difatti in mente di trasferirsi a Canberra (uso questa città e non Sidney come esempio perché mi piace molto di più la pronuncia: Cánbewra fa molto più sofisticato ed esotico!) deve mettere in conto – come segnala Sara – che se gli prende il cagotto nella maggior parte dei casi dovrà sbrigarsela da solo, ché tra fusi orari e giornate al contrario tra il momento dell’emergenza e la chiamata a casa in stile Gerry Scotti possono passare anche 10 ore! (In questo caso mi riferivo al cagotto metaforico, ovvero alla paura, ma possiamo estendere la questione anche a quello più “squisitamente” – errato aggettivo? – fisico, nel caso siate dei tipi ipocondriaci e particolarmente scassaballe come me che non appena sentono uno strano movimento intestinale chiamano tutta l’allegra famiglia su Skype per chiedere un consulto medico su cosa mangiare/prendere/dire/fare/baciare!)

D’altro canto, se è vero che la Germania è giusto a un tiro di schioppo dall’Italia – dipende dai casi eh, io quando vedo i costi dei biglietti Easyjet in alcuni periodi dell’anno mi sento totalmente isolato dalla mia famiglia, manco vivessi nella Terra del Fuoco (che per chi non lo sapesse non è un altro nome di Mordor, la residenza di Sauron nella Terra di Mezzo, quanto piuttosto un arcipelago sito in America del Sud!) – vi sono comunque altre problematiche non secondarie da affrontare per gli Italiani a Berlino.
Oscuro Signore (per ripescare dal cilindro il paragone con Il Signore degli Anelli) dei problemi degli Italiani a Berlino è sicuramente la lingua. Il tedesco – partendo proprio dalle basi – non è l’inglese. Superato lo shock di questa scoperta, bisogna considerare che – almeno a mio parere – il tedesco è un po’ come l’evoluzione Pokémon dell’inglese. Pur essendo difatti entrambe lingue sassoni, il crucchese è una lingua molto più complessa, almeno al principio, dell’idioma di Sua Maestà Britannica.
Lì dove nei paesi anglosassoni non gliene frega assolutamente una mazza di distinguere se un fottutissimo bicchiere sia maschio o femmina, il tedesco deve in maniera certosina stabilire il sesso (m/f/n) della qualsiasi cosa, seguendo a volte regole precise ma assolutamente assurde per noi (es: la parola “Ragazza/Mädchen” – che dovrebbe essere per ovvie ragioni femminile – è di genere neutro, in quanto tutte le parole, diminutivi, che finiscono in -chen sono neutri!), ed altre dettate dal puro caso (es 2: In linea di massima tutte le bevande sono femminili – postulato 1 – e tutti i nomi che finiscono in -er sono maschili – assunto 2 – ergo… “Birra/Bier” è neutro! Che tu dici “Ma… mi stai prendendo per il culo?”)
Vorrei peraltro far notare che sono così poco sicuro di quello che dico che ho dovuto sbirciare il vocabolario, onde evitare di sparare minchiate a go go come Celentano al Festival di Sanremo 2012!
Rispetto ai colleghi che emigrano in Australia (o in altri paesi anglofoni), inoltre, gli Italiani a Berlino devono anche scontrarsi con un’altra amabile particolarità della lingua crucca: i verbi divisibili!
 I tedeschi sono persone, a mio modesto avviso eh, assai poco pratiche a volte… lì dove gli inglesi si limitano ad utilizzare un’unica forma verbale – in linea di massima – per tutti i tempi e le persone, aggiungendo di tanto in tanto una -s o un -ed alla fine, tanto per darsi un tono e fare finta di stare coniugando qualcosa, i crucchi non solo hanno coniugazioni complete (o quasi, non stiamo a guardare il pelo nell’uovo!) per tutte le persone e per molti tempi e modi verbali, ma si sono inventati anche i verbi divisibili.
Cosa sono mai questi verbi? Semplice… sono forme verbali composte da una preposizione ed un verbo, unite all’infinito, ma che poi in determinati tempi (compreso il presente, quindi non pensate di poter scampare al supplizio di ricordarveli!) si separano e vivono vite completamente separate l’una dall’altra all’interno della frase (un po’ come noi Italiani a Berlino che viviamo divisi dalle nostre famiglie a Roma, Milano, Pescasseroli, etc.).
Un esempio? Il verbo aussehen (“sembrare/apparire”, quindi un verbo che può capitare di utilizzare nella vita di tutti i giorni!) che quando viene usato prende e si stacca, senza vergogna eh(!), in sehen (coniugato a seconda della persona e posto al secondo posto nella frase, dopo il soggetto) e aus (che invece viene messo in coda alla frase, perché no!) Cosa significa questo? Semplice… che se uno è distratto o semplicemente non capisce molto bene il tedesco e nella frase stupida Er sieht eine Maus aus si perde l’ aus finale, non saprà mai se il caro er (lui) sembri un topo (Maus) o piuttosto veda un roditore (sehen da solo è infatti vedere).
Ma vediamo invece quante categorie di miei connazionali vivono in città, facendo più o meno pace con la cara, amabile lingua…

9 tipologie di Italiani a Berlino

Gli Italiani a Berlino potrebbero essere tranquillamente catalogati in 9 tipologie differenti, alcune aventi punti in comune con altre, altre a loro volta apparentemente simili, in realtà agli antipodi tra loro. Ecco quelle che io ho identificato nel corso del mio anno e mezzo in Germania (si ringrazia per l’aiuto anche la cara Valeria!):

1) Italiani a Berlino: L’Erasmus
Anche il sottoscritto è rientrato in questa categoria. Tra gli Italiani a Berlino è sicuramente quello più facile da individuare. Tolti quelli che studiano Tedesco all’Università, questo studente Erasmus ha compiuto la scelta di non andarsene in Spagna, un po’ perchè pazzo, un po’ perchè innamorato della Germania, a volte perchè i posti per Barcellona erano terminati e, come a Miss Italia, è stato ripescato per la fascia di Miss Cinema. Passa le sue giornate a cercare di venire a capo dell’università tedesca, a volte non capendo una beneamata ceppa della lingua e rimanendo basito per tutta la durata del soggiorno all’estero (in genere dai 6 ai 12 mesi) di essere dipendente dalla parola astrusa Vorlesungverzeichnis (il piano delle lezioni). Tra una lezione e l’altra, feste per soli erasmus e notti di bisboccia, prepara i suoi Referate (presentazioni da fare in classe) e gli Hausarbeiten (tesine di fine corso) al Grimm-Zentrum, conoscendo poco o nulla di Berlino.

2) Italiani a Berlino: Il trans i2t
Lui è un Trans Italiano to Tedesco. Basicamente si sente un crucco che per avversa sorte è nato in un corpo che non gli è proprio – quello di italiano – e tenta in tutti i modi di dimostrare ai madrelingua tedeschi che lui non è uno dei tanti Italiani a Berlino, ma piuttosto l’anello di congiunzione che separa l’uomo (il mangia-patate) dalla scimmia (il divoratore di spaghetti). Il trans i2t ha studiato crucchese sin da quando era alto come un Hobbit e aiutava sedicenti Stregoni a buttare anelli nei crateri dei vulcani. A volte ha addirittura fatto la Deutsche Schule (la scuola tedesca) in Italia, quindi non conosce affatto la sensazione di panico totale quando nel fare l’Anmeldung (la registrazione di domicilio in città) l’addetta allo sportello vi parla in tedesco e voi siete fermi a Hallo, ich bin Italiener! e non capite nulla di nulla. Guai se un tedesco, sentendolo parlare italiano, gli si dovesse rivolgere in inglese credendolo uno di noi (aka un paria) o peggio ancora “un turista”. Quello è il momento in cui il trans i2t sfodera la sua perfetta conoscenza della lingua sassone rimettendo al proprio posto il crucco (quello vero!) che non ha intuito all’istante il suo lignaggio, il suo status di ibrido tra due mondi (praticamente Balto, né cane né lupo).
3) Italiani a Berlino: In love I trust!
Solitamente è una lei che si è trasferita qui per seguire l’amore della sua vita – un crucco fatto e finito, con tanto di calzini e sandali – che ha conosciuto in vacanza a Rimini o sul Lago di Garda. Dallo status di +1 (la mediterranea pulzella che il nostro biondone si è portato a casa direttamente da “Bella Italia”) si è ormai trasformata in Frau Schmidt. Lei parla solo ed unicamente la lingua del suo amato – con cui convive – riservando l’idioma natale alle telefonate con i parenti. A volte arrotonda lavorando come baby-sitter per famiglie bilingue, unico caso in cui entra in contatto con altri italiani a Berlino (uno dei due genitori e i pargoli, in grado di frignare in due idiomi diversi!). La sua mutazione è praticamente perfetta, solo i lineamenti  e l’accento (non sempre) tradiscono le sue origini!
4) Italiani a Berlino: Il simil Conquistador
Come il Conquistador spagnolo in America del Sud, lui non è venuto qui per conoscere la cultura autoctona (vivere in Germania), ma per riplasmarla a propria immagine e somiglianza (alias ricreare l’Italia a latitudini più alte). Solitamente possiede o lavora in Pizzerie e/o ristoranti che propongono piatti tipici della nostra cucina. Malgrado viva in Germania da una vita, spesso non parla il tedesco e se invece ci stupisce con effetti speciali ha un accento così forte della propria regione italiana di provenienza che nessuno riesce a capirlo. La sua cerchia di amici è tutta proveniente dal Bel Paese ed è solito offrire lavoro agli Italiani a Berlino appena giunti, facendoli entrare in quello che può rivelarsi un circolo virtuoso o vizioso… dipende dai singoli casi!
5) Italiani a Berlino: La chioccia che non sa dove fare l’uovo
Lui o lei è qui senza un motivo particolare (credo di rientrare, ahimè, in questa categoria!). Che cosa stia concludendo della sua vita non lo sa proprio, ma intanto si è trasferito e arriva a fine mese facendo cose, vedendo gente e salutando la mamma in cam come facevano un tempo i bambini nei programmi televisivi (cfr: “Saluto Mamma, Papà, mia sorella, i miei amici e tutti quelli che mi conoscono!“) Si studia le sue cosette di tedesco – facendo o avendo fatto un corso – si trova un lavoretto e tira a campare… forse tenterà il colpaccio iscrivendosi all’università tedesca, altre volte rimarrà solo un altro iscritto al gruppo “Italiani a Berlino” di Facebook, rimanendo completamente anonimo sino a che non avrà un’illuminazione lungo la via di Damasco sul cosa fare della propria vita.
6) Italiani a Berlino: Valeria, Francesca, Mario e Giuseppe…
Loro sono qui per semplice e pura comodità. Hanno nomi comuni e storie comuni, potrebbero vivere ad Ancona come a Fiuggi, ma hanno scelto di stare a Berlino semplicemente perché il costo della vita è significativamente più basso che in Italia. Rispetto alle gallinelle di cui sopra non attendono alcuna svolta nella propria vita, fanno le loro cose ed i loro lavori senza aspettarsi chissà quali colpi di scena. Mangiano, vivono, amano e muoiono tranquillamente, parlando tedesco (chi più chi meno) senza porsi alcun problema!
7) Italiani a Berlino: Il fricchettone
Tra gli italiani a Berlino lui è in assoluto quello che boh, a me sta quasi sempre più sulle balle. Solitamente ricco di famiglia, si trova qui solo per fare festa nelle strafighissime discoteche e nei centri sociali della Hauptstadt. In generale non fa nulla della sua vita – si, a volte lavoricchia, ma più che altro per ammazzare il tempo, tanto alla fine a pagare gli sperperi (pochi rispetto a quelli di cui potrebbe esser protagonista se vivesse in Italia) ci pensa Pantalone (aka Mamma e papà)  – e passa le sue serate a bere birra, drogarsi e fare festa. Chiaramente sa già che prima o poi la sua vita dovrà cambiare, ma per ora non ci pensa… lui è qui ed ora (beata ingenuità!) e questo basta. Quando la vacanza finirà potrà raccontare  un sacco di cose ai propri figli!
8) Italiani a Berlino: La famiglia Pocahontas
Oltre il fiume cosa c’è…?!” cantava Pocahontas sulla sua piroga nell’omonimo film Disney, prima di scoprire che alla fine del corso d’acqua ci fosse una cascata. Come Pocahontas anche la famiglia simil Mulino Bianco ha intuito che forse al termine dell’esistenza in Italia – attenzione, ci stiamo pericolosamente avvicinando a concetti filosofici! – potrebbe esserci, se non una cascata, una serie di rapide. Per assicurare una vita dignitosa ai propri figli, questo caro nucleo familiare ha fatto armi e bagagli e si è trasferito in Germania, dove i pargoli sono nati (spesso) e crescono. La nuova generazione è pertanto perfettamente bilingue (grazie alle scuole apposite ed alle baby-sitter italiane facenti parte della categoria 3) e godrà di tutti i pro (se sono sfigati solo di tutti i contro) di entrambe le culture. I genitori lavorano nel proprio settore di studio, solitamente avendo iniziato in inglese, e parlano più o meno correntemente il tedesco… a volte usano i figli come interpreti e traduttori simultanei.
9) Italiani a Berlino: L’artista che ha un progetto
L’ultima tipologia di Italiani a Berlino non poteva che essere questa. Andando in giro per la città e conoscendo gente la seconda o terza frase che sentite pronunciare più spesso – sia da tedeschi che da stranieri – è  la seguente: “Io sono qui perchè… perchè ho un progetto!“. Tutti, anche l’ultimo dei mentecatti, ha un progetto che crede di poter realizzare a Berlino. Suona i bonghi? Fa installazioni con i preservativi usati? È in grado – incredibilmente – di cantare tutto l’inno francese, tedesco ed italiano a suon di rutti e scoregge? Quale che sia la sua abilità lui ha un progetto per svilupparla qui in città, quindi – se siete particolarmente sfortunati – tenterà di coinvolgervi o comunque vi attaccherà una pezza di almeno 3/4 d’ora sulle incredibili possibilità che la capitale tedesca offre a coloro che sono in grado di suonare il clarinetto con il sedere! Per dovere di cronaca devo anche segnalare che tra loro – rari come i vicini di ombrellone strafighi sulla spiaggia in Agosto – vi sono anche dei veri artisti, cioè quelli che fanno roba seriamente definibile come “arte” e che effettivamente hanno capito che Berlino è un’ottima vetrina per le loro opere. A loro va il mio plauso ed anche la mia ammirazione!
Dite che ho scordato qualcuno? Boh spero di no… comunque 2700 parole mi sembrano abbastanza per oggi!
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Informazioni su andreambetti

Andrea Betti (che ormai si presenta a tutti come "Andrés" perchè è stanco di farsi chiedere se sia nato donna!) è un ragazzo come tanti, di quelli che passano più tempo a disperarsi per il futuro che incombe, piuttosto che a vivere il presente che li incalza. Dal 2010 vive a Berlino, ha studiato Comunicazione alla Sapienza di Roma ed adesso fa tutta una serie di lavori che neanche lui capisce fino in fondo cosa abbiano a che fare l'uno con l'altro: lavora in un locale, fa traduzioni, scrive testi, articoli per giornali e blog e pure due robe per la TV e la radio, così.
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31 risposte a Italiani a Berlino: profonde verità e luoghi comuni

  1. gentediberlino ha detto:

    Geniale 😀

  2. le alnaider ha detto:

    la tipologia 9) dell’italiano a berlino è eccezionale! hai beccato proprio tutte le categorie!! bravo!!!

    • andreabetti ha detto:

      Sono certo di averne scordata qualcuno o, più probabile, di non averle ancora individuate tutte. In fondo è quello il bello di vivere in posti esotici… ogni giorno scopri qualcosa di nuovo, rane arboricole nella foresta pluviale, pesci mostruosi negli abissi marini, italiani a Berlino che si fingono tedeschi…

      😉

  3. luigilocatelli ha detto:

    mi sono divertito moltissimo a leggerti, sarà che sono tornato oggi da B
    erlino (ma sono stato lì per il festival). Sì, mi sono divertito anche se ho tutt’altra età e sono di tutt’altra generazione. Forse mi hai fatto capire perché sentivo tanto parlare italiano in giro: semplice, perché a berlino ci sono tanti italiani, quelli che tu racconti

    • andreabetti ha detto:

      Sono contento ti sia divertito, spero avrai altre occasioni di verificare sul campo quanto da me osservato! Come giustamente dicevi, Berlino è piena di italiani – la città è multikulti come dicono i berlinesi(!) – quindi basta aguzzare l’udito per ritrovarsi, volenti o nolenti, a casa (nota bene: ricordarselo prima di commentare il vestiario di qualcuno, io colleziono figure barbine come figurine panini!). Un saluto!

  4. luigilocatelli ha detto:

    un saluto anche a te

  5. Tomas ha detto:

    qué grande!!! y qué bien hablas!!

  6. Chiara ha detto:

    Magari ti senti anche simpatico quando scrivi questi ” articoli” .
    Banalita´ su banalita´ scritte in modo detestabile.
    Cresci, svegliati e matura.

    • andreabetti ha detto:

      Un po’ si, perché negarlo, mi sento simpatico… ma chiaramente è un fatto di gusti!
      Per il resto ti ringazio lo stesso per avermi letto 😉

  7. Frou ha detto:

    Categoria numero 4: ce l’ho. In Svezia!
    In bocca al lupo con la tua (bellissima!) Berlino.

    • andreabetti ha detto:

      Se cerchi bene (ma spero tu abbia di meglio da fare, sinceramente! =P) secondo me ci sono anche le altre cinque… Crepi il lupo e rinnovo l’augurio per la tua vita in Svezia (non so se sia bella perché non l’ho mai vista, ma le svedesi qui a Berlino sono tutte simpatiche, quindi deve essere un bel posto!)

  8. Pingback: Scene di casa nostra | Appartamento Svedese

  9. Sara ha detto:

    Beh, all’inizio ho pensato : “Stica… che lungo..” e credevo di impiegarci un’eternità, poi invece l’ho letto in due secondi! Scorrevole e piacevole, bravo !!! 😉

  10. Max ha detto:

    Da italiano a Berlino non posso che farti tanti complimenti! A prescindere dalle critiche che puoi ricevere (e, come sai, c’e’ sempre qualcuno che critica tutto e tutti, magari i numeri 7 :-P), credo che tu abbia compreso proprio tutti… anche se io mi devo includere nel numero 3 pur essendo un maschietto (e, credimi, non sono il solo!) 😉

    • andreabetti ha detto:

      Ahahaah grazie mille Max, si in effetti ho notato che quando c’é da criticare – in pubblico o privato – molti non si fanno aspettare… però è anche questo il divertente del tenere un blog, no?!

      comunque sono contento ti sia piaciuto il post… eh si, hai ragione, ci sono anche molti maschietti che fanno i “+1” (nel senso buono) di belle teutoniche, anche io ne conosco molti come te =P

      Un saluto!

  11. Vladimir ha detto:

    Ciao, io sto in Svezia e non in Germania ma molte categorie sono simili (manca la nove purtroppo) e le hai colte in maniera geniale. Secondo me dovresti aggiungere lo scienziato/cervello in fuga
    V.

    • andreabetti ha detto:

      Ciao Vladimir! Beh, alla fine come si dice.. tutto il mondo è paese! <.< per quanto riguarda i cervelli in fuga non l'ho ammessa perchè io ancora non ne ho conosciuti… sarà che io non sono un cervellone e quindi non frequento i loro stessi luoghi di ritrovo, ma comincio a pensare che la storia delle grandi menti espatriate sia una favole =P

      Un saluto

  12. Anonimo ha detto:

    Vorrei replicare a queste etichettature da supermercato…ma preferisco non scendere al tuo livello.

    • andreabetti ha detto:

      Grazie, apprezzo comunque 😉

    • Simone ha detto:

      Potevi anche evitare di lasciare un commento totalmente inutile… (io, invece, sono voluto scendere al tuo livello e replicare… ma in questi tuoi bassi fondi l’odore e’ troppo nausabondo… meglio risalire e tirare lo sciacquone) 😀

  13. Anna ha detto:

    Che carino questo post! Non capisco perchè la gente s’incavola?! Cmq concordo con le categorie, quella che dà + i nervi e allo stesso tempo mi diverte è la 2!

  14. Paolo ha detto:

    Carino questo post! A Madrid, meno zeppa di italiani rispetto a Barcellona, mi ritrovo nei punti 2,4,5,6,8 e purtroppo, come già scritto per quel che riguarda la Svezia, la tipologia italica 9) non c’è, se non in quelli, come al punto 4), che come progetto hanno l’apertura di un ristorante italiano (o una pizzeria al taglio a Puerta del Sol) perchè la nostra cucina ed i nostri prodotti, “tirano sempre”, e sono chiaramente (secondo loro) sempre migliori di quelli spagnoli.
    Per il resto, a Madrid inserirei quelli che vorrebbero italianizzare gli spagnoli, ma che ancora non hanno capito che è un’impresa impossibile…o quasi. 🙂

    • andreabetti ha detto:

      Ti leggo solo ora, perdono! =P se può consolarti abbiamo anche qui gli italiani che vogliono italianizzare i tedeschi -.- capisci da solo che don chisciotte in confronto era una persona concreta! =P

  15. Lucia Baiocco ha detto:

    Sposami!!!!!!
    Anzi no, perchè se succedesse entrambi usciremmo dalla categoria da te elancata come quinta e inizieremmo ad avere un progetto chiaro ahha 🙂

  16. Liza ha detto:

    As such, it can be used for organic farming alongside neem oil and tea tree oils for pest and fungal control.
    Other treatments have promises of skin looking young.
    It also has anti-bacterial and anti-inflammatory properties that help to reduce symptoms of acne,
    eczema and psoriasis.

  17. Anonimo ha detto:

    ti sei dimenticato la tipologia 10 quella delle persone stupide come te che meriterebbero di rimanere disoccupate in italia.

  18. Anonimo ha detto:

    ti sei dimenticato la tipologia 10, quella delle persone stupide come te che meriterebbero di rimanere disoccupate in italia.

  19. Sei un grande in quello che scrivi! Mi sono imbattuto nel tuo blog, dopo aver staccato il mio biglietto di sola andata per Berlino, e l ho letto tutto d un colpo.
    La tua testimonianza è d’aiuto a molta gente, di quella che cerca informazioni utili su Berlino.
    È molto più utile leggere di un coetaneo che ha iniziato da un Erasmus, piuttosto che guardare uno degli ultimi documentari sulla città belli e fatti (e mandati in onda!).

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